Al Barrio’s cafè di Milano

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Open Mic al Barrio’s cafè di Milano

Me recuerdo perfectamiente de quella axiòn de guerra. Porque estavamo in una orribile guerra.
Avevamo portato con nosotros il Cervantes, tres siento chili de Cervantes. E delle bombe Gadda, bombe Gadda all’Emilio.
Un arsenale micidial.
Avevamo un furgone, eravamo in quattro, no Sinco, Salmòn guidava il furgone e poi Gabriel, Garcia, Marquez e jo: Ernest. Armati di Cervantes fino ai denti. E Gadda.
Tutti quei morti. Tutti quei ninos morti. Dalle risa. Porque questo fa la guerra. morti. E porque il nostro urlo de guerra era “Una risata vi exterminerà”.
Il Cervantes era micidial. Gadda aiutava. Le bombe Gadda all’Emilio, che bombe.
300 chili…  di Cervantes solo per quella axion, eravamo eccitati, avevamo un ideale. E poi c’era quella cosa che prendevamo. Ci aiutava quella sostanza: la cellulossa. La assumevamo per via epidermica e oral.
Avevamo una missione, dovevamo ribaltare il villaggio turistico di Gabicce. Dalle risate. Una crudeltà. Ma era la guerra. Era la revolusiòn.
Sabotammo tutti gli impianti di amplificazione e arrivammo con i 300 chili di Cervantes fino alla plaja, fino alla boa in mezzo al mar. Un reading micidial.
Era l’operazione “Gabicce Muore”. Fu un dissastro.
Recuerdo una bambina nel grembo di sua madre che sussultava. Il grembo sussultava… “Ah, ahhah, ahahah” mentre la bambina teneva in mano una copia inesplosa del “Don”.
“Non sfogliare!” gridava un animatore a terra ferito.
Lo finii con un colpo di Gadda. Una Gadda all’Emilio.
Gadda… Cervantes… Che guerra orribile. Le risate… così letali.
Ora tutto è cambiato. La rivoluzione alla fine non l’abbiamo fatta.
In questi anni sono dovuto sopravvivere. E sono diventato ricco. E potente.
Sono amico de Marco. Tutti i miei amici si chiamano Marco. Ma loro credono di essere miei amici. Porque io li vendo. Li tradisco.
Mi arricchisco vendendo i miei amici.
Sono un Marcotrafficante.
Il più grande.

(Cervantes… Gadda… se solo allora fossimo riusciti…)

– Usho! È giunto il momento che tu prenda una decisione.
– Io non..
– Devi schierarti, Usho, Ora!
– Io…
– O dentro, o fuori! Usho! 
– …
– Ora!
– Per il Grande Drago! E sia!
– E poi chiudi!

Sono stato resiliente per anni, in via Passerà 1, scala D, D come dài. Passerà.
Nella scala A e B abitava gente sanguigna. Ma non tanto donatori. Più invidiosi rancorosi.
La scala C non c’era.
Le famiglie della A e B, gente di sangue, si accoltellavano per un nonnulla, una faida inarrestabile tra le due scale: gli Amato, Airoldi, Aerosmith, Allevi e Atkinsons contro i Barra, Buscemi, Bitcoin, Bolivia, Barman… Una faida iniziata non si sa più quando, per un nonnulla.
Ma era tutta gente poco professionale, improvvisata, una faidate. Fatta male. Si accoltellavano con le mele Golden, con i marsupi, con le vasche idromassaggio. Una volta ho visto uno dei Bolivia saltare sul balcone degli Airoldi e installargli una moschea a orologeria. In risposta, dalle finestre degli Aerosmith son cominciati a piovere fritti fritti dei parlamentari del gruppo misto e totani atlantici, decongelati e ricongelati.
E io zitto, resiliente. Passerà. 1. Dài. Sii forte. Entravo e uscivo dal palazzo di via Passerà come da Beirut, Belgrado, Damasco, Aleppo, Pescara. E giù moschee. Giù discobar. Giù Moscow Mule
In mezzo alle scale A e B c’era la portineria.
Il portinaio era uno scafista che si era ritirato, si dice, no? “tirare i remi in barca”, solo che lui aveva messo dentro un’elica a motore, appesa, tipo crocifisso… però a motore, che ogni tanto per nostalgia faceva andare. Si sentiva la nafta fino in casa.
Nella scala D, la mia, erano tutti Domodossola, ma senza alcun legame di parentela tra loro.
Io invece di cognome faccio Fonéma e mi adatto, sono resiliente, alla fine reagisco, ho imparato a reagire da poco. Dopo essermi fatto forza in questi anni, nel palazzo di via Passerà, 1, dài, dopo aver subito il fuoco incrociato degli Atkinsons, dei Buscemi la mia vita è cambiata, in meglio si intende.
Gli anni e la mia resilienza hanno cancellato ogni trauma, ogni accento violento, ora mi trovate in via Passera, non più uno… una… ma anche tre o quattro alla volta. E me la spasso.