Avevi tutto il tempo per cambiarti
baby bella
Sei uscita con quei stracci incontro al mito
c’era un’aria che spazzava i tuoi pensieri
ma erano i tuoi?
Avevi una felpa, avevi una maglia, avevi una gonna
un paio di Vans, le stringhe spaiate come due emisferi
che testa avevi
che gadget avevi ai polsi, labbra, naso, orecchie, basso ventre
Le calze rampicanti fino all’inguine e fianchi.

Che mito avevi
Ti aspettava un uomo sedicente, con il profilo in regola
aggiornato oltre ogni misura, mai all’avanguardia, mai un passo indietro
un mito al momento
E quel momento non finiva mai, non sarebbe mai finito
Quel momento per un momento è stato il mio
È stato di tanti come me e te, baby bella
Ma è stato un momento, c’è stato altro prima e dopo
c’è ancora altro che mi aspetta
Io ti aspetto baby bella
aspetto che diventi madre sposa di un figlio padre fratello
di un uomo sedicente
di un dolce presente come meringata franta

Così sorrido
Io un uomo non lo sono stato mai
sono adolescente più di te, baby
non farti ingannare dal mio vecchio aspetto
io ti sarei amante, ti sarei padre, ti sarei fratello
sono stato adolescente tante volte, baby
Avevo tutto il tempo per cambiare
Non l’ho mai fatto, non ancora, lo farò
Ci sono quasi, baby
Ancora un giro
Non ridere di me
Non è bello ridere vedrai, te ne accorgerai
Non così

Avevamo tutto il tempo per cambiare
Noialtri
Ma chi eravamo?
Saperlo ora pare una sciarada
Come “sciarada” pare un soffio di niente
Ora “niente” è roba da perdente
Invece “niente” è la porta dei futuri.
E io ti aspetto baby bella.

Thomas Wonderful

Io sono un pizzatriangolista. Sicuro. Non ho paura a dirlo. Ci fanno credere che la pizza sia rotonda ma in realtà è solo un’unica fottuta fetta triangolare. E il calzone è un fotomontaggio. Su Netflix!
Francis si è incatenato davanti a Spontini e si è cosparso di olio di palma perché il messaggio arrivasse chiaro a tutti: La pizza “è” triangolare. E l’olio di palma “fa” ombra. Su Netflix!
Francis, io, noi pizzatriangolisti siamo più di quanti pensiate. Ci hanno già fatto un documentario. Su… Netflix.
Io credo nella scienza. Noi crediamo nella scienza. Ma la scienza a cosa crede? All’origano? Sempre? Ovunque? All’ananas? Aprite gli occhi!
Ci chiamano complottisti. Ci deridono. Perché chi crede ai complotti è un’idiota, no? “L’allunaggio l’ha girato Kubrik…”, “Papa Luciani l’hanno ammazzato…”, “Le torri gemelle erano adottive…”
Ma i complotti esistono! Sono sempre esistiti! O Giulio Cesare è morto d’infarto? Arresto cardiaco. L’ha detto il coroner. Il caso è chiuso. Su Netflix!
C’è Francis, ok? che conosce un tale, un farmacista un salutista, ok? Completamente fissato, un paranoico: questo fa male, questo fa bene. Ma adora la pizza. Ordina sempre pizza ai funghi: pizza, funghi e antimicotico.
E mi volete dare a bere l’ananas? Ma cristo santo, quando vi sveglierete?
Due mesi fa c’è stato un convegno, il più grande convegno di pizzatriangolisti, a Cuneo. Siamo tanti, facciamo paura ai poteri forti.
C’è un teorema su di noi: il teorema di Pizzagora. Ci hanno sempre insegnato che la somma dei quadrati costruiti sui cateti è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa. Ma sono triangoli! Tutti fottutissimi triangoli!
Il futuro non è già tutto scritto. Lo dice sempre Francis Ci sono infiniti futuri inimmaginabili su Netflix!
La Tesla l’ha capito. Ma la Tesla crede che sia tutto un gioco: un due, tre, Tesla! Ma non lo è. Il pizzatriangolismo è la verità Il vero complotto è la pizza rotonda. Noi stiamo triangolando il cerchio! SU NETFLIX!

Prossimamente in eBook.!

– Paul.
– Cosa.
– Ti ricordi il caso dell’affittacamere? A New Venice?
– Il tizio con la casa ostello sull’acqua, che sezionava i suoi inquilini ospiti in porzioni uguali per non litigare?
– L’“affetta-camere”.
– Sì, così l’avevano battezzato i giornali. Ebbene pare che lo abbiano rilasciato dal carcere di Minarwelii dopo solo due anni. Gliene avevano dati novantacinque ma dopo neanche due è già a piede libero.
– Non mi sorprende.
– La prima cosa che ha fatto, rientrando nella sua casa ostello degli orrori, è stata andare a comprare della panna montata.
– Non mi sorprende.
– Duecento bombolette spry, a lunghissima conservazione.
– Non mi sorprende.
– Ti ricordi quale fu la nostra fetta per aver dato una mano a risolvere quel caso, Paul? Una mano! Ricevemmo una mano! E un biglietto: “Con affetto”.
– E questo mi sorprese.
– Già. Vuoi ancora una fettina di cheesecake?
– Un dito.

– Io sono un pizzatriangolista.
– Cosa sei?
– Ci fanno credere che la pizza sia rotonda ma in realtà è solo un’unica fottuta fetta triangolare.
E il calzone è un fotomontaggio.

Ho trovato la collina
Era lei la mia collina
Non sapevo neanche fosse mia
Così abituato a esser sempre
mandato via, cacciato via
Mai che un posto fosse mio
E l’altro lunedi, ero lì che transitavo
lungo tutta Via dei Servi
giro dentro dove mai mi son girato e:
un portone, un androne, un cortile
un giardino, un porticato
un bel palazzo giallo
poi un cancello e dietro
la collina.
Lunedì ch’è tutto chiuso
mi si è aperta la collina
Era mia me lo sentivo
era verde, era alta bassa giusta
era fresca, profumata
l’erba un manto che avrei detto erotico
Era vergine e ci son salito
fino in cima, sotto il sole, sotto il cielo
in cima sulla mia collina
Ci ho piantato la bandiera
per cacciare via chiunque non volessi
per dimostrare me sopra sulla mia collina
per ricordare a tutti, a me,
che quella è casa mia!
E per far di un colle tutti i colli ricchi
per far delle frontiere valli amiche
fiumi, festival e sagre
per cambiare strada alla collina, la mia
per cambiare la mia vista e la vista dalla mia
ho piantato una bandiera
bianca.

Erman Esselunga

Il grande ciclo della Donna Drago. Un fantasy assorbente.
Una lunga scia di sangue, Una storia di vendetta. Una grande saga.
Una guerriera dai sentimenti contrastanti. Ira, paura, amore, pianto. E tanto sangue.
Il grande ciclo della Donna Drago. Un fantasy mensile.

Io ricalco. Credo di non avere fatto altro nella mia vita che ricalcare il solco lasciato dalle vite di altri, altri che per me costituivano dei miti. Ora – da poco, diciamo – mi sono scoperto fermo lungo uno di questi solchi, non ricordo più lasciato da chi, chi stavo cercando di replicare, di copiare, di ricalcare. Non è stato un bel momento, ho trovato le luci accese, silenzio, e nessun testimone, solo io e la mia coscienza. Per non parlare del mio subconscio che probabilmente sta ancora vomitando, rivoltato da quella visione, e cercando il modo di farmela pagare.
Sì, ho ricalcato tutti i miei attori, fumettisti, comici, scrittori, pittori preferiti. Non mi piace lo sport, sicché ho lasciato stare Van Basten, Stenmark e Fisher. Ma per il resto è stato tutto un correre dietro i solchi di altri.
Che posso dire arrivato fin qui e scoperto con le mani nel sacco, nel solco? Niente, non so proprio cosa dire. Probabilmente scusa, ma non saprei a chi, forse a me stesso per il tempo che ho perso cercando di mettermi nei panni di altri. E perché poi? Perché? Per chi? Per amore di chi? Per devozione a chi?
Che stronzo sono stato. Povero piccolo stronzo, eterno bambino.
Anche adesso: non sono io: Sono Sleeping Jimmy, Jimmy McGill in “Better call Saul”. E domani?
Domani cercherò di trovarmi dove mi sono lasciato tanto tempo fa, quando i solchi li facevo io. Almeno a Riccione, il mio culo sulla sabbia. Parlo delle piste per le biglie, quelle grosse, leggere biglie di plastica, colorate per metà con la foto di vecchi ciclisti scomparsi nell’altra metà.
Sì, per fare quelle piste mio fratello ci metteva la faccia, ma io il culo.