Senta signorina, dimentica la chiave della stanza. Ma, non vuole che l’aiuti a portarle le valige? Hanno l’aria di essere pesanti. Sa, nonostante l’età e una protesi all’anca la mia bella figura di merda la faccio ancora.

Ho raccolto un mazzo di fiori con l’escavatrice di mio padre. Ho fatto un bel lavoro. L’ho donato a te, che vivi al settimo piano e che ami sporgerti. Son salito con l’ascensore, pieno di fiori e terra e amore per te, e una copia del “Trotto”. Mi sei venuta incontro e mi hai detto tutto su Cesena. Ti amo per quello che sei, per quello che sai e per i tuoi capelli color cemento. Fai attenzione quando ti sporgi. Anima mia bella del centritalia.

Annamaria stava stesa in piedi. Le scarpe di cuoio marrone erano saldamente attaccate alle piastrelle di casa. Stava aspettando così, immobile, l’inizio del primo radiogiornale della mattina. Non osava uscire senza essere bene informata sul traffico autostradale della A26. Che vivesse a Ravenna non la rassicurava affatto.

– Un tale fa a un altro tale: “Ehi”. E quello: “Ehi”. Il giorno seguente il tale incontro uno tale e quale, e gli fa: “Oh”. E quello gli spara. Capisci?

– Già, lo stesso è successo al Puma, te lo ricordi il Puma? Quello fissato con la macrobiotica. Era appena arrivato a Savona e in pieno centro incontra questo tale, uno sulla trentina, anche l’accento era trentino, che gli fa: “Eh?”. E il Puma “Cosa”. E si becca una pallottola sotto l’ascella.

– Davvero, incredibile.

– Già. Scala quaranta!