– Ti amo comodamente seduto a casa mia.
– Telefonami subito.

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Ho succhiato il tuo capezzale, ma di latte niente. Finché non sei morta. Allora ho aperto una Sprite.
Fulvia.

– La comunicazione crea distanza.
– Ci sono le lasagne in frigo.
– Cosa ti sto dicendo?
– Usa il microonde, non la padella. O se vuoi usare la padella, poi la lavi tu.
– LA COMUNICAZIONE CREA DISTANZA!
– Io vado al corso di mindfulness.
– Perché ti ostini a voler sapere che ore sono adesso su Giove?
– Come dici?
– Niente, niente.
– Ok, ciao, io vado. A dopo.
– Ciao. A che ora torni?
– Non mi aspettare.
– D’accordo, sì. Infatti.

A Fiesole eravamo due amanti, Rosa, due amanti e mezzo
C’era sempre Enrico di mezzo. Enrico Bowie.
Com’è che fai di nome? Enrico.
Ma è scandaloso, specie se te ne vai in giro mezzo nudo,
a Fiesole, poi.
Rosa, che razza di cavalla che eri. Pezzata.
C’era una fontana nella piazza Cheyenne.
Era una follia andare ad abbeverarci, te lo dicevo, Rosa, ma tu niente.
Che testa dura avevi, così ostinata, piena di te. Nero.
Rosa.
Nero, rosa e nero.
La Cajenna, Rosa, non l’Oriente! Eri.
Eri sagace e decisa quando mi trascinavi in piazza, così esposto ai virus
Avevo il terrore delle verruche, ma tu mi dicevi bevi, bevi dalla fontana, tocca, tocca
Bevi con le mani. Io opponevo una ridicola resistenza ma alla fine cedevo.
Non ti guardavo. E tu sparivi con Enrico. Enrico Bowie. Di Fiesole,
con la camicia a rigoni bianchi e rosa.
Rosa! E sotto niente, i Camperos, e basta.
Era tutto tacchi, tacchi e rigoni.
Cosa ci facevi con Enrico Bowie? Non me lo posso nemmeno immaginare.
Quando facevamo all’amore sapevi di cuoio, d’ippodromo, di sella, di corsa vinta.
Ma io non mi sentivo di festeggiare, non gioivo, guaivo.
Non sapevo dove finivano i tuoi fianchi e dove iniziavano i camperos di Enrico.
Avevo paura di toccarti, mi trasmettevi le malattie, le trasmettevi male come Capodistria con la tramontana.
Come Netflix in tubo catodico, come le alghe di Sirmione sul tablet,
come quella volta alle terme, quando finirono sull’app per i fanghi
E ti picchiasti con la kinesiologa
Ci dissero non è wrestling è fangoterapia
Ma a Fiesole quando andavamo in pizzeria c’era sempre Enrico al nostro tavolo, mangiava pizza ai funghi, sempre solo ai funghi,
Lo feci fuori con l’antimicotico.
Rosa.
Eravamo due amanti e mezzo.
Ma ti ostini a ricordare Enrico Bowie,
che non c’è più da un pezzo.

– Non mi sopporto, da quando sono nato, forse anche da prima. Ed è andata sempre peggio. Dopo le minacce, le risposte a tono, le provocazioni, sono arrivato a tagliarmi un orecchio, a spezzarmi un braccio, per ritorsione a spararmi a una gamba. Mi sto uccidendo. Dottore. Si può curare? Ma che cos’è?
– È una faidate.