– Horror vacui, cupio dissolvi, trans gender.
– NBA, Michael Jordan, Pasadena.
– Schiaffino, Torre Annunziata, Torpedone.
– A che gioco stiamo giocando, Marilyn?
– Non lo so più. Io… non credo di avere più a che fare con la riviera, Max, tutta quella Romagna mi ha ucciso. Solo ora me ne rendo conto, Max. Io ti ho amato tanto, tutte quelle estati in cui comparivi e poi sparivi. E il caldo, la sete, i bagni, i krapfen. Gesù mio Max, ci siamo amati tanto, io ero pazza di te. Ma ora non sono più una ragazzina, sono una donna, una madre, ho due figlie, vanno all’università. Max, io non sono più la Marilyn con cui limonavi, dolce-salata, profumata, fresca, calda…
– E libera.
– Non lo sono più. Canto in un coro, Max.
– Gospel?
– …
– Non ci credo, Gospel! … Marilyn…
– Marilyn non c’è più. Quella Marilyn forse non è neanche mai esistita.
– E i tatuaggi? I tatuaggi? Li hai ancora!
– Mi è rimasto Valcareggi. Sulla caviglia.
– Oh, sì me lo ricordo. Quante scene hai fatto per quel tatuaggio. Quanto ti ho amata Marilyn. Quanto ho amato la riviera. Quanto ho amato i krapfen.
– Ora devo andare.
– Marilyn.
– Max
– Ho l’Alzheimer Marilyn. Sono solo all’inizio. Andrà sempre peggio. Voglio ricordarti ancora Marilyn. Cara.
– Oh, dimenticami Max, così una parte di te guarirà.
– Pasadena, Michael Jordan, DNA.
– Horror Vacui, Silvan, Savioli, crêpe…
– Suzette. Oh, Marilyn, Addio.

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– Cosa fai?
– Porto guai.
– Me lo immaginavo.
– Ho una cravatta che fa a pugni con tutto. Non pensare a chissà che cosa, a quale violenta provocazione faccia uso per portare guai. Sembra incredibile eppure, a volte, basta un cattivo accostamento, la manifestazione sfacciata di un cattivo gusto per contaminare uno stato di quiete, di armonia tra colori, forme, luci, temperature. Basta questo per creare conflitto, disarmonia, violenza, in qualsiasi ambiente.
– Non temi ritorsioni? Ma chi te lo fa fare? Perché ci tieni tanto a portare guai?
– Non avere gusto è meglio di essere disgustoso, credimi, ne andava della mia dignità. Non volevo più soffrire, tutto quel fango, tutta quella umiliazione, i sassi che mi hanno tirato, i conati cavernosi che mi toccava udire, il disgusto riflesso negli occhi della gente presa alla sprovvista quando il loro sguardo incrociava la mia figura e allora quelli trattenevano il vomito, chi poteva, almeno. Ora no, ora gioco alla pari, ora ho il diritto di reagire. Di agire. Ora vivo. Vuoi vedere i miei boxer?
– Gesù, no.

Il pubblico è diventato privato, il privato è diventato personaggio pubblico, protagonista, star.
Ma allora, chi è rimasto a fare il pubblico? Chi è il pubblico del pubblico?

Scrive Toni “Selfie” Tognazzi di Cremona, separato, niente figli, sul quotidiano “Palco è vita”.
Non farà in tempo a rispondere l’editorialista Saverio Mollino perché crollerà il palazzo della redazione in diretta mondiale, nell’indifferenza mondiale, nonostante 163 milioni di visualizzazioni mondiali, sotto i colpi della ricrescita economica mondiale, che di lì a poco verrà tinta di nuovo di oro.
Una breve nota del ministro Sisti ai funerali di ”Palco è vita” liquiderà il dibattito su chi è il pubblico, già di per sé nato morto, o meglio mai nato, con la celebre frase: “Bisogna andare avanti”, che ormai ha raggiunto i sei milioni di triliardi di retweet.

La società liquida, liquida.

Le siepi, i muri dietro le siepi, gli animaletti tra i muri e le siepi. Santo cielo che inferno questo giardino cinto. Non c’è aria a sufficienza, nonostante tutto questo cielo. Che razza di cielo, sembra che mi guardi. Sembra biasimarmi. Che stia complottando qualcosa? Rientro in casa. Comincia a fare freddo. Mi faccio un panino.
A Salsomaggiore ricordo la stessa aria di cospirazione. C’era quel colonnello, e sua moglie e l’attendente, un giovane porco privo di etica. Lo vedevo come se ne andava in giro senza scrupoli, faceva di tutto per dimenticarsi ovunque la borsa con gli incartamenti del vecchio ufficiale, preferibilmente sullo sgabello del bar. Andava matto per il Pimm’s. Andava matto per i cetrioli, il bastardo. E come gurdava il barman cingalese, mi chiedo se anche questi facesse parte del piano. Perché di una cosa sono sicuro: un piano era stato disegnato e colorato, sicuro ci doveva anche essere un plastico in qualche stanza segreta, e dei grafici, delle statistiche. Quattro giorni dopo i fatti di Salsomaggiore avevano trovato due giovani infografici legati e trucidati nella sala ricreativa del consorzio da cui arrivavano i fichi. La disinformazione in seguito uccise i due più e più volte.
Il primo comandamento per questi cospiratori, selvaggi in progressione, ovvero timonieri predatori del progresso, è: “cancellare”. Non “edificare” ma “far sparire” e quei due poveracci, abili nelle rappresentazioni grafiche di astrazioni intrise di cifre, decimali, milioni, delta, differenziali, tutti numeri in fondo senza alcun valore, quei giovani anelanti il “progresso”, una volta asservito il loro compito, furono liquidati così.
Qui in casa fa più freddo che fuori. Esco, tanto più che sto riempiendo il pavimento di briciole. Ecco che arrivano le formiche. Dannato giardino.
E che cielo.
Bah, il colonnello sopravvisse a Salsomaggiore, sua moglie se la cavò con un ictus e un’emi paresi, l’attendente ora è in Corea del Nord a pregare di morire. Che razza di intrigo.
Ma il cingalese. Un momento, quel cingalese dietro il banco del bar, ora che ci penso… Ma certo!
E quelli cosa sono? Due aerei. Due caccia. Puntano casa mia. Proprio ora che ho capito tu…
BOOOOOOOOOOOOOOMMMM!!!!!!!!!!