– Padre, ho peccato.
– Ora.
– No, prima.
– Ora.
– Le sette.
– Ora!
– Sono le sette.
– Ora! Prega!
– Vi scongiuro padre, sono le sette passate.

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– Ma non capisci che ti amo?
– Proprio non mi entra.
– Ora te lo inculco!
– Scusa, cosa fai?
– Girati!
– Piano…
– Ti inculco!
– Piano.
– Il-mio-amore!
– Piano! Ok, adesso mi è entrato.

– Scusa.
– Ma scusa un cazzo. E quello schifo cos’è?
– Fiori.
– Fiori. Cristo, ma che razza di fiori sarebbero?
– Flora batterica.
– Ma che… Ma tu sei demente veramente o mi prendi per il culo?
– Scusa.
– Ma cristo santo.
– Hai un vaso?
– Ma lasciami perdere, mi devi lasciare perdere!

– Una risposta al terrorismo? Vuoi una risposta al terrorismo? E io te la do. Anziché deflagrare tra la folla fare l’amore nudi, liberi, nella folla, con la folla, tutti, a centinaia, a migliaia. Una pandemia, sì. D’amore.
– Allora me la dai, Mildred?
– Non capisci il punto vero? Tu non lo capisci.

Mi avete portato via tutto. Ogni volta che mettevo insieme quattro pezzi, me ne portavate via uno, o due, o tutti e quattro. E allora daccapo, io, a cercare pezzi da mettere insieme, senza sapere come montarli, senza libretto d’istruzioni. Ma questo era il meno, mi sarei inventato un modo, un percorso, e alla fine avrei visto cosa sarebbe venuto fuori da tutti quei pezzi, e avrei potuto smontarlo e rimontarlo, cercare altri pezzi ancora e continuare sempre più in grande.
E invece sono sempre all’inizio. Ora mi chiedo, di tutto questo vuoto, cosa farne? Forse è un pezzo pure questo? La somma negativa di tutti quelli che mi avete portato via? Se guardo bene posso dare una forma a questo vuoto, posso dargli tutte le forme che voglio e non potrete portarmi via più niente, perché non c’è niente. Eppure, a guardare bene, a guardare molto bene. Ma bisogna essere abili. E io lo sono.

– Horror vacui, cupio dissolvi, trans gender.
– NBA, Michael Jordan, Pasadena.
– Schiaffino, Torre Annunziata, Torpedone.
– A che gioco stiamo giocando, Marilyn?
– Non lo so più. Io… non credo di avere più a che fare con la riviera, Max, tutta quella Romagna mi ha ucciso. Solo ora me ne rendo conto, Max. Io ti ho amato tanto, tutte quelle estati in cui comparivi e poi sparivi. E il caldo, la sete, i bagni, i krapfen. Gesù mio Max, ci siamo amati tanto, io ero pazza di te. Ma ora non sono più una ragazzina, sono una donna, una madre, ho due figlie, vanno all’università. Max, io non sono più la Marilyn con cui limonavi, dolce-salata, profumata, fresca, calda…
– E libera.
– Non lo sono più. Canto in un coro, Max.
– Gospel?
– …
– Non ci credo, Gospel! … Marilyn…
– Marilyn non c’è più. Quella Marilyn forse non è neanche mai esistita.
– E i tatuaggi? I tatuaggi? Li hai ancora!
– Mi è rimasto Valcareggi. Sulla caviglia.
– Oh, sì me lo ricordo. Quante scene hai fatto per quel tatuaggio. Quanto ti ho amata Marilyn. Quanto ho amato la riviera. Quanto ho amato i krapfen.
– Ora devo andare.
– Marilyn.
– Max
– Ho l’Alzheimer Marilyn. Sono solo all’inizio. Andrà sempre peggio. Voglio ricordarti ancora Marilyn. Cara.
– Oh, dimenticami Max, così una parte di te guarirà.
– Pasadena, Michael Jordan, DNA.
– Horror Vacui, Silvan, Savioli, crêpe…
– Suzette. Oh, Marilyn, Addio.