– Il pubblico non è pronto per questa roba, John. Tu sei troppo avanti, corri troppo. Un brutto vizio che non ti vuoi togliere. Così non arriverai mai al tuo pubblico. Il pubblico non arriverà mai a te. Rallenta, John.
– Il pubblico mi segue a distanza, io apro i sentieri. Dove prima erano mura, montagne, deserti, mari sconosciuti io, da pioniere che sono, traccio il primo sentiero.
– Sarà, ma per me corri troppo. Dov’è il bagno?
– In fondo a destra.

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“Nell’Antro di Gova le rocce si ergevano puntute dal fondo liquamoso coperto da una densa, bassa, fredda nebbia. Nude e dritte le rocce parevano denti, zanne o costole spezzate di mammiferi dannati. Nel buio la condensa di umidità sospesa e fosforescente, in balia delle correnti d’aria mefitica, rischiarava i profili aguzzi di quella carcassa di pietra, ventre nel ventre dell’Antro di Gova.”
– Avanti ’n’antro! Mi piace come sta venendo, Johnny.
– Hai qualcosa per l’acidità di stomaco?
– Ho queste.
– Ok. Ne prendo due?
– Dice massimo quattro.
– E allora due vanno bene.
“Nell’Antro di Gova il freddo umido e mortale ghiacciava e ammalava il respiro, riducendo i comuni mortali a comuni morti. Anche i comuni mortali avrebbero potuto ridurre l’umido mortale a umido morto ma mai a nessuno era venuto in mente un’idea così singolare e così… invertita. Solo William di Pavelok, detto l’invertito, provò ad azzardarne una visione ma non fece in tempo perché fu lapidato a Pavelok con la ghiaia fine della riva, in riva al mare di Ost che separava le città di Pavelok e Mozow. Quella di William fu una morte tanto orribile quanto lenta.”
– Se non ti dispiace prenderei anche le altre due.
– Tieni, ma non vuoi che ti faccia un brodo, Johnny?
– Ti ringrazio, altre due di quelle e andrò a posto. Devono essere gli uffici qui in alto, non stanno mai veramente fermi. La produzione ha voluto che noialtri autori lavorassimo quassù per non interrompere, così ho sentito, il flusso creativo, credo anche grazie al fatto che gli uffici non stanno mai veramente fermi. Ma questo rollio mi fa soffrire e tuttavia anche a questo ha pensato la produzione: bruciore, dolore, lo stomaco corroso dagli acidi, tutto per ottenere una scrittura sofferta a beneficio dell’atmosfera dell’Antro di Gova. Io nell’Antro di Gova ci butterei quel tubetto di compresse, maledizione. Credo che impazzirò
– Io vado giù dagli scenografi. Chiamami per quel brodo. Quando vuoi.
– Ok.

– Glenn, stavo pensando alla scena nell’antro di Gova, per quella lunga panoramica, diciotto minuti di panoramica nell’antro di Gova, ecco, pensavo piu’ a un metronomo in bachelite e a una fila di cab fermi in Bond Street col motore a bassi giri, e un lambire di nebbia i lampioni di Bond Street, un leggero lambire, come l’alito di una ballerina moscovita. E tuttavia non so, non so come tenere insieme tutto.
– Oboi?
– Oh, boy! Ma certo, gli oboi.
– Li abbiamo usati anche per i sotterranei di Knor, quattordici puntate di fila, tutte nei sotterranei di Knor, ricordi?
– Ma sicuro, ma sicuro, gli oboi. Oh boy. Gli oboi!

– Ehi Glenn, senti un po’ qua.
– Mmh.
– Dice niente?
– Martore.
– Martore, ma certo. Nient’altro?
– Martore e livore, a poche ora dall’alba, sulle sabbie dell’Adriatico. Controvento.
– Cosa puo’ fare un’ocarina insieme alla raccolta dei rifiuti e l’eco acuto, intemittente, sentito e risentito delle martore, strozzato dalle false correnti del mare di Adriano
– Ok, dove va questa traccia?
– Serve a introdurre il Morkov. Il brief dice:
“Il Morkov, sdrucito, coperto di pelli di bestie di bosco e strappate dalle schiene di uomini di mare risaliva il maleodorante torrente, denso, ribollente di carogne putrescenti, che dalle mura di Kar colava come lacrima di meretrice”
E specifica:
“Una puttana uccisa dalle menzogne, dal trucco, dalle piaghe infette dei ricordi affioranti nella mente come pus, fino a farla impazzire.
Il Morkov muoveva i passi scalciando la corrente di quella bava fetida.”
Glenn, intanto te lo dico. Sto per passare alle Adidas.
– Oh, non lo farai.
– Oh, lo faro’.
– Un uomo con le Puma, se abbandona le Puma e’ un uomo morto.

– Glenn, tutta questa storia, tu che ne pensi? Voglio dire, perche’ questa fissazione con i suoni di mezzo? Questi mezzi toni che vuole la produzione.
– Beh, non lo so con certezza ma ho una mia teoria e ha a che vedere con le mie sorelle di Orlando. Le mie sorelle, da Orlando, non fanno che gridare. Mi chiamano e gridano, riattaccano e gridano, fanno per richiamare, indugiano e mentre indugiano gridano. Allora io dico, vuoi gridare una verita’? Vuoi gridare una menzogna?
il fatto e’ che se dici la stessa cosa abbassando i toni, allora deve essere una mezza verita’ o una mezza menzogna. O tutte e due le cose insieme. È questo il punto, dimezzando i toni puoi dire quello che ti pare senza sgolarti ed ecco qua: tanto vero quanto falso, o pura fantasia.
– La miscela perfetta per quanto riguarda questo lavoro.
– Gia’, non devono essere cosi’ stupidi su alla produzione.
– Ok, calibriamo questi toni. E di’, Glenn, le tue sorelle a Orlando, come se la passano?
– BENE! STANNO BENE! PROVA! UNO-DUE-TRE-SEI! BENE!
fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiignfiiiiiiiiiiiiiiii
– STANNO-BENE!