I tuoi silenzi, come sono armonia.
Volti le spalle eppure ti vedo
il viso, un sorriso. Come è caldo il miso.
Dorso mi guarda, e dove s’inarca
è ancora sorriso. Di gioia.
Poso tutto e tutta t’abbraccio.

[Erman Esselunga]

Michelle

Michelle, tu mi rabbrividisci.
Ora che non siamo più una cosa sola quante cose so di te.
Facevi la croupier a Givency mentre ti credevo una stenografa.
Ti credevo duttile, e dattile, e tu ti davi alle fiches. Le davi via.
Michelle, che bella fiches che ti credevo.
Ma non sei bella, sei una cosa sovrumana come un trattore di Parma.
Quando l’hanno inventato i contadini svenivano,
i raccolti una bazzecola, in un paio d’ore era tutto finito.
Come quando facevamo l’amore, ti ricordi?
Mi sembravano ore, ma erano cinque minuti,
il resto lo passavi a Givency a dare le fiches,
a non dare quella bella ultima fiches che tenevi tra le belle cosce fresche,
che tieni ancora come fosse un ricordo, un arazzo. Ma non arrizza più.
Michelle, me la dovevi dare, fin da subito, a me, che Givency manco so dov’è
E ora sono qui a sfogliare le verze,
brucia tutto,
e tu svieni per un articolo di de Bortoli.

[Erman Esselunga]

Come fiori che muoiono
i ricordi perdono suoni,
le voci si fanno infrequenti,
termina istantanea
eppure non è fine.

Per caso, altrove,
o fato, altroquando,
una terra, un’acqua
un’aria, un fuoco,
un fiore
e tu.
E pure io.

Erman Esselunga

Sulla scia dei libri boiata, un romanzo che ha il coraggio di scardinare tutti gli archetipi letterari, nonché i luoghi comuni di massa, nonché la post-mordenità tutta, in un botto solo.

La storia di un giovane puro adulto bambino che attraversa l’esistenza, sua e del mondo contemporaneo, con un moto in bilico tra ingenuità e imbecillità. Egli tuttavia le imbrocca tutte riuscendo a mettere in discussione, se non a minacciare, il post-moderno corso della storia che gira sempre più vorticosamente in tondo alla sempre più produttiva-distruttiva sequenza alternata “crisisuccesso- crisi-successo”, e che ha come condizione a contorno il “privilegio”.
I semplici vicini che incontrerà lungo il suo cammino lo reputano ora un ingenuo, ora un imbecille, qualcuno (pochi) un puro. Per gli occulti tessitori di trame, burattinai dell’umanità, ricchi intoccabili, seminvisibili semidei, sembra invece costituire una minaccia all’eterno ciclo conservativo, mobile stato-immobile delle cose e, appunto, dei privilegi.
Costoro non riuscendo a eliminare il giovane puro adulto bambino (ci proveranno ma egli le schiverà tutte) e poiché ne riconoscono l’altissimo potenziale capace di diventare luce più abbagliante di qualsiasi illuminazione occulta, decideranno allora di avvicinarlo, plagiarlo, e manipolarlo al fine di mantenere e rafforzare il famoso “ciclo conservativo, mobile stato-immobile delle cose e privilegi” e che ha come condizione a contorno il “privilegio”.
Tuttavia da quando il giovane puro adulto bambino si occuperà anch’egli di occultismo non troverà più gli occhiali, le chiavi, l’altra calza etc e gli sembrerà tutto ancora più strano. Fino a che il suo incorruttibile moto, tra imbecillità e ingenuità, non rovescerà il flusso della corruzione diretto con cretino accanimento verso di lui e alla fine non abbaglierà gli illuminati e il resto del mondo, portando il corso della storia oltre il cerchio, verso un futuro fighissimo.

Riferimenti:
Oltre il giardino, Guida Galattica per autostoppisti, Il vangelo di Giudo, Guerre stellari, 1984

INCIPIT
“Che strano, che strana senzazione. È tutto così strano, anch’io mi sento strano.”
“Le dispiace uscire dall’orto? Guardi che abbiamo appena passato il verderame.”
“Ma che strano.”
“E il concime.”

La sera le donne
Ritornano a casa
Con le gambe rimaste
Tutto il giorno nude.
Rincasando di sera, sulla strada
Paiono ancora più nude.

Quello che han visto le gambe
Di giorno, le donne non sanno.
Sollevati e serrati quei ranghi
In nylon e tailleur,
Muovono a casa lungo un
Preciso filo di profumo.

È qui, frammento di strada,
Che incrocio le gambe
Giù dal pullman, attraverso un verde
Sul gradino del marciapiede
Le gambe delle donne
Si portano i segreti del giorno.
E sole a casa
Si confessano la sera,
Così che le donne allora sanno.

Erman Esselunga

Di Erman Esselunga “Cassa”

Questo pezzo è dedicato agli agenti infiltrati. Sono dappertutto. In questa sala, sicuro ce ne sono almeno due. Infatti secondo degli studi recentissimi una persona su quatttro è un cocainomane gli altri 3 sono uno un agente infiltrato uno un parrucchiere che si chiama Franco. L’altra è una donna. A rotazione uno è omosessuale, uno è straniero, uno è fortemente religioso, uno no, e uno è un cugino.
Ma quelli che più sono dappertutto sono gli agenti infiltrati. Una volta ho aperto il frigo e ho trovato due dentro. Erano del Mossad mi hanno detto “qui non c’è niente di kocher.”
Gli ho detto “ho un pollo in frizer!”
“… Kocher. Con la erre.”
Ho detto “ah.”
Allora sono stati tentati di colonizzarmi, gli ho detto che io non uso profumi.
Mi hanno detto “non faccia lo spiritoso” che battute così le possono fare solo loro. Loro. Che sanno fare le battute. Solo loro. A sessantanove chiavi di lettura. E cosa sei? Un fabbro, un secondino. Agente infiltrato tra il pubblico prendi nota. Non ridere. Scrivi. Perché questo pezzo si autodistruggerà subito dopo l’esecuzione. Voi, pubblico, applaudirete ma non saprete a che cosa. Chi non starà applaudendo è perché starà prendendo nota ma guarda un po’ caro agente infiltrato, quello che scriverai con inprevisto, incalcolato stupore, perché un’agente infiltrato non si stupisce mai… E questo dimostra, apro una parentesi, che in Italia forse il rapporto di agenti sulla popolazione è di 2, 3 su quattro. Infatti in Italia non ci si stupisce di fronte a niente, magari sfoghi cutanei, lacerazioni, ulcere, suicidi.. Ma… siamo in Italia, ti stupisci?
Allora forse qui in sala oltre me ci deve essere un altro che “non” è un agente infiltrato. Gli altri nel prendere nota scriveranno la sequenza paralogica 2-2-2-1-X che fa: “tonno, Frascati, limousine, parente, chiavi, crisi”.
Oh, per la cronaca io, dei quattro, sono una donna e mi chiamo Franco. E, a turno, straniero, e no.
E siccome da poco faccio uso della cocaina non ho capito se si paga alla romana o cosa. Così se mi spiegate non faccio figure.
Comunque. Sono stato per anni fan degli Alunni del sole. Tutti gli anni li ascoltavo fino all’ora legale.
Per anni tutti i segreti d’Italia sono stati nascosti alternativamente in due posti sono passati dai capelli di Gianni Bella alla gobba di Andreotti. Andreotti è morto e Gianni Bella? Come sta? Qualcuno l’ha sentito? Ha smesso di cantare da un pezzo ma non erano canzoni erano messaggi cifrati che gli passava Kissinger. Agente, tu lo sai. Per anni i servizi hanno usato Gianni Bella e Tozzi e anche un po’ Battiato che però faceva il doppio gioco e alla fine l’hanno scaricato. Avevo voglia a capire i testi di Tozzi. Io. Era un gioco più grande di me.

Il senso pratico a volte mi pare
una pornografia del fare
Tutti i pratici in azione,
pare un’orgia. La soddisfazione
che deve dare tutto questo fare.
Organizzazione, manualità, voci grosse,
sbrigare, sbrigre, finire.
La marcia dei pratici.

Altrove, mormobrando litanie
i Senza Senso, con la verità sotto chiave
fanno in segreto.
Mentre fuori trombano fanfare.

All’ingresso, fronte casse
C’è un gradino che non vedi
È più che altro un copri fili
Elettrici
Corre lungo tutto l’atrio
Dritto deciso e gradino
Non errore d’architetto
Ma al banco del fresco
Suonano i Rana
Pezzi dei Doors

Erman Esselunga