Gesù, bravo lui, è morto prima che fosse fiscalmente perseguibile. Facile così. Bravo. Ma bravo. E tutti dietro. E il fisco? Eh? Eehh?? Il fisco dietro a tutti!

– Alla mia età tutto quello che riesco a permettermi è un pied à terre. E sesso quattro volte alla settimana. Con neomaggiorenni.
– Ma dove?
– In ViaGra’n Sesso.

Ero seduto già da un po’, quando mi accorsi di stare pensando a una finale di coppa, un’azione saliente, un boato dagli spalti, una pioggia di coriandoli, un fischio solenne portato in cielo da cori soprannaturali e immortali. Quale catena di pensieri mi avesse condotto a quelle immagini e a quelle emozioni era impossibile ormai ricostruire. Non mi intendo per niente di calcio, non sono mai stato un vero tifoso. Da ragazzo simpatizzavo per una squadra con la maglia a righe, ma dopo aver io perso in ogni disputa verbale con qualunque tifoso di qualunque squadra avversaria, qualunque fosse il tema in discussione, lasciai perdere il calcio, ammettendo, senza dichiararlo ad altri fuorché me stesso, di essere un uomo a metà.
Anni dopo mi appassionai al tiro alla fune, girai per sagre, feste parrocchiali, colonie estive. Scommettevo, mi appassionavo, alzavo la posta ogni volta. Arrivai a organizzare incontri clandestini, giri di scommesse. Qualche volta vincevo, più spesso perdevo, ma mi sentivo competente, ero forte, fiero, non soccombevo più negli scontri verbali, sapevo di cosa stavo parlando, era il mio sport, la mia passione.
Fino a quando non tagliai la corda per via di una somma che dovevo. Una forte somma, non c’era la possibilità di rimandare il pagamento. E così a metà mattinata, nel mezzo di un’estate tagliai corto, tagliai la corda e tagliai col tiro alla fune.
Ecco la seconda metà dell’uomo che sono. Seduto sulla seggiola lascio che i pensieri costruiscano le catene che mi legano, anello dopo anello, da quanto sono qui?
Ma ecco che mi alzo. Mi sono stancato di vedermi seduto, di vedermi da fuori, di vedermi dall’alto, di vedermi da dietro un vetro.
Ora mi telefono. Mi dico come va. Mi dico bene. Mi dico ci vediamo? Mi dico sì. Mi dico ti passo a prendere. Mi dico perfetto.
Allora a tra poco.

Grande serata, due ore e mezza di spettacolo, tutti bravissimi. Ringrazio il pubblico stupendo per aver resistito fino all’ultimo, quando, dopo 20 comici sono comparso io. Ecco il finale, per chi se l’è perso.

Sopra la cassa la Carla campa
E un uomo sosta sopra il letto
non aspetta di scadere
tra le braccia di un bel sogno

È una quiete che divampa
nella stanza senza lei
Che felice frenesia
nei prodotti veder lui

Carla ride in cassa quattro
il suo amore non va via
C’è una vita che l’aspetta
quarto piano al ventisei

Nella casa un fuoco zitto
ha bruciato i sogni tutti
son rimasti sugli specchi
gli occhi belli finti buoni

Guardan Carla a fine turno
due sorrisi una bugia
è un incendio di speranze
Le lenzuola di rayon

son già spoglie a primavera
in offerta tre per due
Una spesa intelligente
era questo e poco più

Un amore che facevi
quantomeno pluriennale
è scaduto giù dal letto
è durato un pomeriggio

Lui, pensavi, al quarto piano
E tu giù a far scontrini
a vedere nei prodotti
una vita sì speciale

Ora sei in casa
Carla di nuovo
E sotto la cassa
neanche una crepa

Ma Carla sei forte
Ma Carla sei bella
Ma Carla di un uomo
Che cosa ne fai?

Ora sei in casa
Carla di nuovo
E sotto la cassa
neanche una crepa