– T’amo.
– Mi dai tanta energia.
– T’amoil.

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Il grande ciclo della Donna Drago. Un fantasy assorbente.
Una lunga scia di sangue, Una storia di vendetta. Una grande saga.
Una guerriera dai sentimenti contrastanti. Ira, paura, amore, pianto. E tanto sangue.
Il grande ciclo della Donna Drago. Un fantasy mensile.

Io ricalco. Credo di non avere fatto altro nella mia vita che ricalcare il solco lasciato dalle vite di altri, altri che per me costituivano dei miti. Ora – da poco, diciamo – mi sono scoperto fermo lungo uno di questi solchi, non ricordo più lasciato da chi, chi stavo cercando di replicare, di copiare, di ricalcare. Non è stato un bel momento, ho trovato le luci accese, silenzio, e nessun testimone, solo io e la mia coscienza. Per non parlare del mio subconscio che probabilmente sta ancora vomitando, rivoltato da quella visione, e cercando il modo di farmela pagare.
Sì, ho ricalcato tutti i miei attori, fumettisti, comici, scrittori, pittori preferiti. Non mi piace lo sport, sicché ho lasciato stare Van Basten, Stenmark e Fisher. Ma per il resto è stato tutto un correre dietro i solchi di altri.
Che posso dire arrivato fin qui e scoperto con le mani nel sacco, nel solco? Niente, non so proprio cosa dire. Probabilmente scusa, ma non saprei a chi, forse a me stesso per il tempo che ho perso cercando di mettermi nei panni di altri. E perché poi? Perché? Per chi? Per amore di chi? Per devozione a chi?
Che stronzo sono stato. Povero piccolo stronzo, eterno bambino.
Anche adesso: non sono io: Sono Sleeping Jimmy, Jimmy McGill in “Better call Saul”. E domani?
Domani cercherò di trovarmi dove mi sono lasciato tanto tempo fa, quando i solchi li facevo io. Almeno a Riccione, il mio culo sulla sabbia. Parlo delle piste per le biglie, quelle grosse, leggere biglie di plastica, colorate per metà con la foto di vecchi ciclisti scomparsi nell’altra metà.
Sì, per fare quelle piste mio fratello ci metteva la faccia, ma io il culo.

– Alla mia età tutto quello che riesco a permettermi è un pied à terre. E sesso quattro volte alla settimana. Con neomaggiorenni.
– Ma dove?
– In ViaGra’n Sesso.

Ero seduto già da un po’, quando mi accorsi di stare pensando a una finale di coppa, un’azione saliente, un boato dagli spalti, una pioggia di coriandoli, un fischio solenne portato in cielo da cori soprannaturali e immortali. Quale catena di pensieri mi avesse condotto a quelle immagini e a quelle emozioni era impossibile ormai ricostruire. Non mi intendo per niente di calcio, non sono mai stato un vero tifoso. Da ragazzo simpatizzavo per una squadra con la maglia a righe, ma dopo aver io perso in ogni disputa verbale con qualunque tifoso di qualunque squadra avversaria, qualunque fosse il tema in discussione, lasciai perdere il calcio, ammettendo, senza dichiararlo ad altri fuorché me stesso, di essere un uomo a metà.
Anni dopo mi appassionai al tiro alla fune, girai per sagre, feste parrocchiali, colonie estive. Scommettevo, mi appassionavo, alzavo la posta ogni volta. Arrivai a organizzare incontri clandestini, giri di scommesse. Qualche volta vincevo, più spesso perdevo, ma mi sentivo competente, ero forte, fiero, non soccombevo più negli scontri verbali, sapevo di cosa stavo parlando, era il mio sport, la mia passione.
Fino a quando non tagliai la corda per via di una somma che dovevo. Una forte somma, non c’era la possibilità di rimandare il pagamento. E così a metà mattinata, nel mezzo di un’estate tagliai corto, tagliai la corda e tagliai col tiro alla fune.
Ecco la seconda metà dell’uomo che sono. Seduto sulla seggiola lascio che i pensieri costruiscano le catene che mi legano, anello dopo anello, da quanto sono qui?
Ma ecco che mi alzo. Mi sono stancato di vedermi seduto, di vedermi da fuori, di vedermi dall’alto, di vedermi da dietro un vetro.
Ora mi telefono. Mi dico come va. Mi dico bene. Mi dico ci vediamo? Mi dico sì. Mi dico ti passo a prendere. Mi dico perfetto.
Allora a tra poco.