Cos’è un uomo oggi, ma cos’era ieri? E che mai sarà domani? L’uomo cantava nel coro, una voce con il suo perché nel coro delle risposte tutte. Tutte fino alla fine del brano. E poi sbrano. Il coro si fa branco, il branco dopo l’euforia del saccheggio brancola. Passa un’Audi sopra tutto, sfracello di evoluzione. Sul cruscotto una madonna ride, guarda fuori, ride dell’uomo eppure fuori non c’è che luna ad orbitare intorno a un campo spento, riflettori bui, steli appassiti intorno a un fine campionato. Cos’è un uomo oggi senza sole, senza luna, senza più miraggio della verità. E una donna?
Sulla ribalta buia il pubblico ride in dissolvenza.
Ed è infine libertà. Passa un’onda, una particella, un softobuk.
Passa un sorriso che nessuno ha visto mai. Ed è “il” sorriso, “quel” sorriso.
Cos’è un uomo oggi, cos’è una donna oggi, senza quel sorriso.

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– È stato grandioso, è accaduto tutto all’improvviso, pensavo fosse una svolta esistenziale. Ma è durata poco e ora sono al punto di prima.
– È stata una svelta esistenziale.

Francois, com’era quella faccenda delle onde lunghe? E dei panini altisonanti. Cosa mangiammo sulla riviera? Non ricordo chi c’era con noi. Fu buio all’improvviso ma erano le quattro di pomeriggio, almeno mi pareva. Come si chiamava il baretto dei bagni? Che non aveva mai il resto. C’era quella canzone che andava sempre. Sempre, e noi prendevamo in giro, come si chiamava, Rita. Rita “Bangkok” e lei non sapeva se ridere o meno.
E le onde. Le onde di notte. Erano lunghe, quella notte. Io pensavo fosse pomeriggio, e invece a un certo punto si era fatto tutto buio. Chi c’era con noi? C’era quella piccoletta, Odette, che sapeva un sacco di cose, sapeva del Nepal, dell’omeopatia, dell’inseminazione artificiale, dei falchi e dei falconieri ma non capivo se ce l’avesse con i falconieri oppure no. Fumava disperata. Si teneva lucida ma era disperata.
Però delle onde lunghe non sapeva niente. Poi Rita “Bangkok” le ha detto qualcosa e hanno litigato.
Mi facevano fastidio. Io guardavo il mare. Guardavo le onde. Cercavo con gli occhi fissi nel nero una stazione che si sentisse bene, con della bella musica, ma niente. Provavo a guardare le stelle ma niente stelle. Arrivavano le voci sicure e severe delle ragazze. Ognuna ne sapeva più dell’altra. Come si poteva dare torto all’una o all’altra?
A un certo punto ha tremato qualcosa, te lo ricordi Francois? C’è stato come uno strattone e poi silenzio. Io guardavo il mare, ci avevo i piedi dentro. Cercavo la musica nel nero ondeggiante davanti a me e arrivò alle mie spalle il silenzio, nitido, senza un fruscio, uno sciabordio, il suono del digiuno. Mi venne fame e per questo ebbi l’impressione, anch’essa nitida, di essere inopportuno, ma non potei farci niente e dissi a chiara voce “panino?” Ma non c’era più nessuno quando mi voltai. Tu, Francois, dove te ne andasti? Chi rimase con me? Chi c’era? Come andò a finire la storia tra Odette e Rita Bangkok?
La sabbia si aggrappò ai miei piedi, mi morse le caviglie mentre risalivo la spiaggia tra lettini e ombrelloni. Andai incontro alla luce del viale lungomare, alla cacofonia di bagliori e di frequenze radio, di frequenze vita. Con l’impressione che fosse cambiato qualcosa.
Eppure eppure, pareva tutto così uguale.