Profumo di ceto

Col naso indaffarato, provava a capire perché
Un olfatto da Olimpiadi lungo una pista che portava a te
Gli oboi che fiatano in silenzio
Nella sala da concerto con tartine e servitù.

In punta di piedi lui correva, col respiro in cassaforte
Oh, boy, che punta quel naso, puntava dritto a te
Non avrebbe schiuso la diga del suo cuore
Temeva un alluvione, e ci teneva a te.

L’argenteria che fesseria, il ceto alto, cosa vuoi che sia
Abitavi a un rialzato, tutta quella smanceria
Tante arie, tanto Shumann, tanto smalto sulle dita,
che più di dieci, non lo sono state mai.

Lui correva, ma sapeva, il suo naso lo diceva
La strada per la fine portava dritto a te
Oh, boy, che naso atletico, che respiro lirico
All’ultimo gradino aveva visto un che.

Le note di legno, l’odore di sandalo, l’infisso di mogano
Tutto intorno marmo e ottone, l’aria familiare
di élite inconfutabili, di modi incomprensibili
dalla porta impellicciabile.

E tu dietro vivi splendida, pari America
Ma l’America, poesia, non lo è stata quasi mai
Lui ti avrebbe dato tutto, goccia a goccia,
per paura di annegarti.

L’hai scambiato per la Cina, quella buia e micidiale
Ma era solo un mar d’amore, non feriva il tuo bon ton
Era solo un senso buono, d’antiche civiltà, mentre ora ogn’ora c’è
chi ti porta primavera, il gioco, la magia, gli involtini, e i wanton.

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