– Non si sente bene?
– GHHAAAA!
– Parla italiano?
– NNNggghghhh… poco sì…
– Chiamo un’ambulanza. Lei come si chiama?
– Myeshita Nernia…
– Cerchi di calmarsi.

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– Io tendo a … i verbi.
– A…?
– I verbi.

– Ma non ti sta un po’ stretta?
– È la marca, veste tutto stretto.
– Ma saranno tre taglie in meno.
– È la marca.
– Ma stai male. Ma che marca è?
– Disagiual.

Nel quartiere cinese vicino casa si vende all’ingrosso. camicie, magliette con motivi in cotone stampato, ma neanche stampato: fritto. Con una particolare tecnica a olio. Buttano i tessuti nell’olio bollente e li tirano su con um ramaiolo cinese insieme a dei tuberi forati dentro, tagliati a fette, una lavorazione che li ricorda pezzi del meccano, pare che i tuberi servano a rendere la particolare texture a tondi tipo batik.
I vestiti in cotone fritto sono pratici, antimacchia, nel senso che con la tecnica a olio le macchie non si vedono. Il mio amico Mario li usa per andare al ristorante poiché a sua volta il Mario è uso a rovesciarsi il cibo addosso. La prima volta che si è presentato a una cena con una di queste camicie in cotone fritto, tutta colorata, gli dico, bella camicia, bel motivo cos’è? un batik?. Mi fa no, è cinese. Dico, perché?
Ho i miei motivi. E gli cade un casoncello alla estone sul ventre napoletano.

Col naso indaffarato, provava a capire perché
Un olfatto da Olimpiadi lungo una pista che portava a te
Gli oboi che fiatano in silenzio
Nella sala da concerto con tartine e servitù.

In punta di piedi lui correva, col respiro in cassaforte
Oh, boy, che punta quel naso, puntava dritto a te
Non avrebbe schiuso la diga del suo cuore
Temeva un alluvione, e ci teneva a te.

L’argenteria che fesseria, il ceto alto, cosa vuoi che sia
Abitavi a un rialzato, tutta quella smanceria
Tante arie, tanto Shumann, tanto smalto sulle dita,
che più di dieci, non lo sono state mai.

Lui correva, ma sapeva, il suo naso lo diceva
La strada per la fine portava dritto a te
Oh, boy, che naso atletico, che respiro lirico
All’ultimo gradino aveva visto un che.

Le note di legno, l’odore di sandalo, l’infisso di mogano
Tutto intorno marmo e ottone, l’aria familiare
di élite inconfutabili, di modi incomprensibili
dalla porta impellicciabile.

E tu dietro vivi splendida, pari America
Ma l’America, poesia, non lo è stata quasi mai
Lui ti avrebbe dato tutto, goccia a goccia,
per paura di annegarti.

L’hai scambiato per la Cina, quella buia e micidiale
Ma era solo un mar d’amore, non feriva il tuo bon ton
Era solo un senso buono, d’antiche civiltà, mentre ora ogn’ora c’è
chi ti porta primavera, il gioco, la magia, gli involtini, e i wanton.