– Com’era? Che tipo era?
– Strano, tra Robert Plant e Renato Rachel.
– Ho capito il tipo.
– Sul serio?
– Perfettamente, il mio osteopata è a metà tra Roger Moore e Silvan.
– Certo che è strano. A proposito com’era quella serie tv anni ’60 con Roger Moore sempre vestito bene?
– “Il sarto”.
– Già, già. Senti ma c’è una clavicola qui nel cassetto.
– Ah… sì, è il mio osteopata… è un mago.

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Gesù, quanto ho creduto nel lucida labbra. Non ho mai creduto nei diminutivi, nei vezzeggiativi ma, Gesù, il lucida labbra… una laguna, un’oasi, un paradiso, un miraggio, il riflesso di un miraggio. Ma erano solo le luci, i faretti appesi, gli specchi, era tutto un gioco, il riflesso di un gioco. Ma eri più bella della più bella della scuola. Avevi gli scaldamuscoli ai polpacci. I fianchi fatti apposta per essere cinti, il collo per essere sfiorato. Eri atletica più atletica della più bella della scuola. Avevi un unico neo ed era bellissimo. E io ho creduto tutto quello che ho potuto in un pomeriggio, l’ho visto riflesso nelle tue labbra per un attimo. Se m’avessi baciato sarei morto. Invece è morto il pomeriggio, sepolto nella sera. Rinasceva primavera. Il Carnevale si portava via la mia maschera e insieme a lei me. Ma era il riflesso di me. Ora lo so, ed eccomi qui.

– Ho scritto tutte le canzoni dei Village People. Le coreografie, i costumi. Nessuno lo sa. A loro il successo e a me niente.
Dietro i Village People c’ero io!
– Avrà avuto un bel da fare.