Manuèl
mi dicevi sono un fulgido esempio
e invece eri frigida Manuèl
dovevo usare un argano per farti venire
mi toccava fare tutto io
Manuèl
facevo tutto a mano
e intanto i debiti crescevano
crescevano e non venivano.
Alla fiera del patrono mi dicevi
ti piaceva farlo sull’ottovolante
farlo in contro mano
farlo incurante,
incurante,
gridavi “Incuria! Incuria” sulla rampa
in contromano all’uscita Forlanini.
Ma Manuèl, tutta quella segatura non ci faceva gioco
dicevi non volevi scivolare negli abissi
della lussuria, ma io a furia di fare tutto a mano,
mi sono lussato la falange del medio
Che rapporti pretendevi? Quali esempi davi
se non la davi mai?
Un giorno mi dicesti “Usa la fantasia”
E usai uno sturacessi,
mi dicesti sgorgami, slavami,
gorgogliami,
sciacquami.
Amore di Manuèl, ma che ne sapevi tu dell’acqua,
amore mio,
secca come un fico
arso vivo nell’Arizona Sud.
In preda ai debiti ti buttai dal diciasettesimo piano
ti buttai giù forte, che se non vieni allora vai!
Vai Manuél.
Non è per cattiveria o perché non ti stimassi
che ti ho buttata giù.
Manuèl, è così che va la vita, così che va l’amore.
Così l’amore che ricevi non è la gravità.
La gravità Manuèl.
E allora vai, vai Manuèl
Lasciati andare, giù.
Fulgido esempio che sei.

 

– Mi chiamo Sciobìz. Sai cosa pago solo di trucco e riflettori? Lo sai?
– Non lo so.
– Non te lo puoi neanche immaginare. Cristo santo. È tutto un pagare. Tutto. E i produttori si mangiano tutto. Prima ti raccolgono. A volte, magari, ti coltivano – o ti allevano, se preferisci – e poi ti spremono – o ti spolpano, se preferisci –. In qualche caso aspettano che ti ricarichi o ti ricaricano loro a forza, ma alla fine ti passano, ti scartano. Ti buttano. O ti ripescano per coprire di nostalgia qualche buco in palinsesto.
– Io non lo so. Non so niente di tutto questo, Sciobìz. Io mi autoproduco.
– Cosa sei, un ermafrodita? Ma lo sai cosa fanno a quelli come te? Lo sai? MA LO SAI? Prega di non avere mai successo, stai nell’ombra, produciti nell’ombra. Non fare più di quaranta visualizzazioni.
– Sciobìz.
– Cosa.
– Rilassati.
– Ma lo sai cosa pago? Le soubrettes. Io le pago. I foulards. Li pago! Il paracetamolo! Il vino! L’INPS, la benzina, la frutta importata, i software, gli aggiornamenti, il fisioterapista! LI PAGO!
– Ma stai calmo.
– Calmo cosa, poi quelli mi buttano…
– Vuoi una pesca? Sono del giardino. Assaggia. Sciobìz.
– Devo andare a cantare. Non fare più di quaranta visualizzazioni. È meglio per te.
– Sciobìz.
– Devo andare.
– Ci sono così tanti pezzi che puoi fare. Tanti. Uno per follower. Milioni. Io lo faccio. Sono a quarantadue.
– Milioni?
– Unità.
– Stai attento.
– Stai attento tu. Addio Sciobìz. Ci vediamo sotto le luci.