– Lei dev’essere il detèttiv.
– E lei il tènnico della scientifica.
– ‘sera.
– ‘sera.

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– Ma insomma, Arlette, cosa pretendi da un uomo? Cosa vuoi!
– Cosa voglio? Ivonne, un uomo mi deve… un uomo deve essere, deve… da un uomo voglio…
– NO! Arlette.Tu ti devi chiedere cosa vuoi dalla vita! Cosa vuoi dalla vita! Questo ti devi chiedere, sei sola Arlettte, siamo tutti soli e questa è la tua vita, ti devi chiedere cosa vuoi dalla vita, DALLA TUA VITA! Cosa vuoi?
– … un uomo.

Nei loro studi di registrazione sparsi per tutta la riviera ligure i Dik Dik avevano delle cassettiere formidabili, progettate su misura da un notaio doppiolavorista di Genova Caricamento. Grazie all’ingegnosa opera dell’intraprendente professionista, i componenti del famoso gruppo pop, nonché a volte rock, disponevano di vani a scomparsa, arditamente terrazzati, con licheni a nord e totalmente lubrificati a sud-ovest. Indispensabili alla carriera del gruppo, giacché si prestavano ottimamente a contenere, custodire e rendere immediatamente disponibili – “a comparsa” – canzoni su misura assoluta, le cassettiere avevano un valore commisurato alla rendita dei dischi d’estate dell’epoca moltiplicata per quattordici. Un grande valore, come è facile immaginare.
Ebbene dopo un’estate torrida, che nel 1972 sconvolse l’Europa, la Mitteleuropa, i Balcani, il Medio Oriente e Vernazza, a causa di eventi geo-politici, economico-finanziari, biologici e sociali, dovuti appunto al gran caldo umido, si deve altresì a una mutazione genetica l’epilogo, nel giro di una manciata di mesi, dei Dik Dik come artisti e musicisti: un acaro, un tarlo, un parassita, un insetto mutante: il “mangiacassetti”.
Il gruppo Dik Dik, che pure apparve sulla scena musicale degli anni seguenti fino al concerto di Tokyo del 2014, era costituito da cloni del sosia dello zio acquisito di Paul Mc Cartney, omonimo di Bruxelles. Le prove che documentano questa incredibile vicenda sono state ritrovate solo poche settimane fa, sotto la moquette nel salone dell’appartamento del notaio doppiolavorista professionista e artigiano delle memorabili cassettiere. Appartamento nel quale vive tuttora la figlia giacché il notaio fu assassinato quattro anni dopo quella fatale estate torrida, e rinvenuto per caso da una coppia di giovani ceramisti di Cormano, i quali, impressionati dal macabro ritrovamento, incisero in fretta e furia quattro dischi di platino e li lasciarono lì, tutti rigati, senza sapere che non si trattava di platino ma di plutonio.
Per cui ancora si indaga.