– AHAHAHAHAHAH!
– Cosa c’è?
– Sto leggendo un fantasy ma fa morire dal ridereahahahahah.
– Cos’è?
– Harry Popper AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

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– Hai preso tutto?
– Mi sembra di sì, fammi solo controllare la prenotazione, vediamo: “Eurocity Milano-Parigi, prima classe, vagone letto scompartimento 2”. Dev’essere più avanti, qui ci sono le cuccette.
– Le medicine per la pressione te le sei ricordate?
– Sì.
– Quelle per lo stomaco?
– Sì, ma non mettermi ansia, starò via solo pochi giorni. Parigi non è il centrafrica. E io non sono ancora una vecchia rimbambita.
– Lo so mamma, sono nervoso, mi rendo conto. Sono ancora sconvolto da tutto quello che mi hai raccontato. Io, ancora non capisco, non me ne hai dato neanche il tempo e non sono affatto sicuro che tu stia facendo una cosa giusta. Ti ho voluto accompagnare perché non pensavo facessi sul serio, che ti avrei convinto a tornare indietro. Ma vuoi veramente partire?
– Insisti? Fin sul binario davanti al mio treno? Ne abbiamo già parlato a sufficienza, mi pare. Ecco, siamo arrivati.
– Ma cosa vai a fare? Cosa pensi di trovare? E’ passato così tanto tempo ormai, da quello che mi hai detto. Papà è mancato da nemmeno un anno e tu ti ributti tra le braccia di questo Alain Delon che non vedi da quando eri adolescente. Non ti sembra di comportarti da ragazzina? Almeno per rispetto di papà.
– Si chiama Maurice e io avevo vent’anni quando dovetti lasciare la Sorbona per sposare tuo padre, partorirti e passare il resto della mia vita a Vigevano. In mezzo a un mucchio di scarpe. Perché questo ha fatto tuo padre finchè non è morto: scarpe. Ha fatto camminare migliaia di persone, per tutto il mondo. E io ora non posso prendere un treno e farmi due passi per Parigi?
– Santo cielo, ma chi ti ha obbligato a lasciare quella maledetta Sorbona. Io non sarei qui ora a prendere freddo e discutere con te su questo binario. E vorrei sapere perché adesso tiri fuori tutto questo rancore per papà e per il suo lavoro, che se non sbaglio ti ha permesso un tenore di vita invidiato da tutti.
– A Vigevano.
– Ma cos’ha Vigevano, maledizione?
– Ti prego di non urlare che ci stanno guardando.
– Chi, quei due fidanzatini? Ecco, quelli sì hanno il diritto di partirsene per Parigi in piena notte, su un treno ad alta velocità. Vivere la loro avventura romantica e irresponsabile da ventenni che sono. Ma tu, mamma.
– Io cosa? Che responsabilità ho più ormai? Cosa credi, che la mia vita stia per finire e quello che mi rimane lo debba ancora a qualcun altro invece che a me? Grazie a Dio mi sento bene, a parte qualche acciacco. Non sono più giovanissima, d’accordo, ma sto bene e posso occuparmi finalmente di me. Tuo padre riposa in pace. Ha lasciato una vita di lavoro e una fabbrica che dà da mangiare a sessanta famiglie E tu fino a quando vuoi ancora che ti allacci le scarpe? Hai quarant’anni ormai, devi pensarci tu, alla fabbrica e al resto. Vieni qui, metti il piede sulla predella che ti sistemo queste stringhe. Voglio dirtelo un’ultima volta, non lo so se adesso, qui, riesci a capire ma spero tanto che un giorno tu ti renda conto. La vita è lunga, almeno per i più fortunati, e ci sono tante cose che si vogliono e si possono fare. Tira su l’altra scarpa.
Ho capito finalmente che continuare a ripetersi: “Ormai quel treno è passato e io l’ho perso e non tornerà più” è una scemenza. Io sono qui a prenderne un altro, vedi? E ci sono ancora tante cose che voglio e posso fare. E lo devo a me stessa. Capisci?
Ecco fatto, così non corri il rischio di inciampare.
– Sì, credo di sì, non lo so.
Mamma.
– Cosa.
– Ma in questi giorni che sei via, posso mettere i mocassini?
– Va bene ma ricorda: abito scuro, sempre scarpe scure. Come ti ho insegnato e come ho imparato in quel breve periodo in Francia.

(28 novembre 2005, quando Stan aveva appena cominciato a scrivere)

In ebook dall’8 dicembre su http://www.delosstore.it/

La prima indagine di Paul Niente detective, un detective che non fa assolutamente niente, alle prese con un serial killer novità, dal nome più gastronomico che esoterico: l’Essiccatore.

Cover PN 1 BASSA

Indagini, investigazioni, suspense, ma di crimini neanche l’ombra. Paul Niente Detective è l’antimateria del noir, il buco nero in cui, attratti da una misteriosa, irresistibile forza, precipitano tutti gli ingredienti delle detective stories. Quello che non sparisce, state sicuri, è il sapore.

Una serie di omicidi si accanisce su donne ottuagenarie. Perché? In fondo non rimaneva loro molto da vivere. Chi sono? Cos’hanno in comune tra loro? Apparentemente solo l’orribile tecnica usata dal killer, la totale disidratazione ed essiccamento dei corpi. Non che fossero poi così in carne. Ma allora? Chi? E di nuovo, perché?

Paul Niente e l’agente Qualunque, indagano. Una giovane affascinante condomina, residente quattro piani sotto l’agenzia investigativa, saprà metterli sulla pista giusta? Anche per un solo caso? E chi è il misterioso impiegato all’accettazione del St. Hallis Hospital, che si aggira per l’ospedale travestito da medico?

Tutto questo senza che succeda niente.

Siamo dentro a un genere che supera – per sottrazione – il minimalismo. Potremmo dire che siamo al nientismo. E infatti non lo diciamo.

Nel furore della battaglia l’inconscio venne a galla, gli mostrò le piante, i progetti, gli schemi, la tesi costruite in un vita. In silenzio, sotto la coltre di serietà e senza soffocare.
Dopo quasi quarant’anni gli portò la bandiera, si badi: non gliela strappò, gliela donò. Gli mostrò l’esistenza del proprio lato ridicolo ma “attenzione, Bobby” gli disse, “non devi temere la derisione di te stesso e ancor meno devi temere quella corale da parte degli altri.”
L’autoderisione, come capì Bobby al meglio delle sue possibilità, era molto più violenta e forte dell’autoironia, ma Bobby capì anche come farne carburante, ricco alimento con cui avrebbe nutrito per sempre il suo lato ridicolo, assimilandone la forza, diventando invincibile, inattaccabile, empatico e insieme provocante nei confronti di tutto il resto e di tutti i restanti.
– Sono passato al Lato Ridicolo della Forza. – Questo disse Bobby Caputo al meglio delle sue possibilità.
Da lì in poi per Bobby sarebbe stata una lunga, folgorante, divertente passeggiata tra le mille e mille e ancora mille possibilità di declinare il lato ridicolo di tutto, il cui esaurirsi, negli anni che seguirono, semplicemente si accompagnava al minor fiato e al fatale decadimento fisico di Bobby. Ma anche questo aveva il suo lato ridicolo. Come quando Bobby morì di ischemia nel parterre dello stadio Bagassi di Toronto all’ultima stoccata, all’ultimo suono amplificato distorto, che diede fine ai campionati mondiali di scherma transgender.

– Sono delle mummie quei cosi che lancia il re? È un gioco? – chiese Bobby.
– Esattamente, ma è un rituale, non un gioco, caro, puoi stare sicuro che non è affatto un gioco – lo rassicurò il professore Lovati.
Quello che intuì Bobby era che ci fosse un misterioso lato ridicolo per tutto, anche per dei neonati mummificati o per riti abominevoli come il lancio della mummia nonché per il termine “precolombiano”. Avrebbe potuto approfondire da subito questa intuizione, iniziare a comprovarla studiando i casi limite, perseguire una strada, ma il cordone di sicurezza che lo cingeva non glielo permise, non del tutto, almeno.
E così andò avanti, crebbe nei credo, nei “sicuramente”, crebbe in posti sicuri, percorrendo strade sicure, navigando in acque sicure, questo a detta di tutti coloro che gli furono intorno, i quali, un po’ come quelle statue Inca, Bobby non sapeva dire se lo adorassero o se in fondo provassero fastidio per lui. Perché è vero, insieme a un senso di sicurezza egli aveva sempre provato un doloroso senso di disagio.
Ma mentre l’inconscio lavorava per trovare una via, la sua via, senza cordoni di protezione, senza salvagente, senza venti a favore, la vita cosciente di Bobby Caputo fu segnata da una patina di serietà che nel tempo si fece coltre, sempre più spessa, pesante e polverosa, fino a quella settimana in cui lottò per ucciderla e la uccise.
Si può lottare con una coperta? Ci sono esempi nell’iconografia del cinema o del fumetto ma anche della pittura a cavalletto, che confermano ampiamente questa ipotesi. Ed è quello che fece nel suo appartamento di Manhattan. Cominciò di venerdi e finì la domenica della settimana successiva. I primi tre giorni furono solo dei preliminari, cominciò a fare sul serio il lunedi, prima ancora che albeggiasse.