Il boom del crudo.

Da qualche tempo, ma ormai sembra che sia sempre andata così, tutti vanno pazzi per il crudo: pesce crudo, carne cruda, verdure crude – quello ok, non è mai stato un problema – uova crude, tutto.
Non so se sia dovuto a una rivoluzione del gusto o a necessità industriali, per esempio relative all’abbattimento dei costi – di cottura, per l’appunto – o alla velocità del consumo, ovvero alla velocità della produzione e quindi del suo aumento e quindi ancora quello dei guadagni. Mi sembra di essere stato chiaro.
E veniamo ora a Nancy. Nancy era una poveraccia che di cibo se ne intendeva poco, mangiava quando ce n’era, quando non ce n’era tirava avanti. Beveva. Beveva cose in bottiglie, perlopiù rivestite da etichette che la dicevano lunga. Talmente lunga che non se ne vedeva la fine. E infatti Nancy finì quando meno se l’aspettava. Ma credo di andare troppo in fretta con questa storia.
Già.
Indugerei sicuramente un po’ di più sulla faccenda dell’antitaccheggio e di tutto il mondo che gli sta dietro: dalle industrie di Memphis alle divise degli addetti cucite in Austria e stirate in Belgio; dalle tecnologie e tecniche progettate nei laboratori di Mombasa agli interfono distribuiti su tre quarti del pianeta da un’unica società, quella nata da una costola di Radio Elettra nel 1979, in pieno plumbeo inverno e ora leader assoluto del settore.
Vedete, per quanto si tenti di fare chiarezza, e ci tengo che tutto sia comprensibile, decodificabile secondo il portato socioculturale e l’istinto e la religione di ciascuno/ciascheduna, da Enna a Kyoto a Dallas, c’è sempre qualcosa che sballa. Una vite allentata, o stretta troppo, un topo, un refuso, una distrazione del conducente, una flessione del tempo. Qualcosa sempre sballa. Nonostante i progressi della scienza, c’è sempre qualche scoperta della scienza che rimette tutto in ballo. E state sicuri che se ne viene a sapere, i rotocalchi e le rubriche in questo sono fortissimi. O i falson blogger, quelli ci vivono di sballi.
Insomma, avevano appena installato i sensori Movivedo al centro commerciale IperRom, quello in prefabbricato altamente infiammabile, di design semovibile ad effetto entrata e uscita di scena come da mercato.
Nancy non mangiava da novantaquattro ore, aveva un portamento dall’aria chiusa, più viziata che sospetta. E fin lì, questa era Nancy. Ma ecco la faccenda del crudo, del “tutto crudo”, della vita cruda, delle cose crude, delle crudità. E della crudeltà dei sensori Movivedo e di tutta quanta la tecnologia di corredo, asservente, eccipiente, eccitante, strisciante ai piedi della Grande Madre Industria, ma non nel senso della nonna vecchia, caduca, morente, e puzzolente ma della Madre grande, amazzonica, teutonica, invincibile e inodore.
Porca puttana come se la vide brutta Nancy. Se ne stava davanti al banco frigo pesce – crudo, ovvio, e fin lì –. Aveva l’aria di una studiosa di materia ittica. Guardava. Ponderava. Azzardava ipotesi. Mentre non s’intendeva affatto di cartocci, guazzetti, fritti, zuppe o spiedi. Non aveva alcun piano ma la mente aperta e fluida come quella di uno scienziato puro, questo sì. Già, perché ammettiamo infatti che esistano anche gli scienziati impuri. Ammettiamolo. Questo forse spiegherebbe quello che successe a Nancy quella tarda mattina, la quarta passata a digiuno. La quinta da sbronza, ma quello era il minore dei problemi. Il maggiore era la sciatica che le dava tanta noia alla gamba sinistra.
Nancy aveva sentito parlare del giappone, del pesce come si mangia in giappone, di come anche nella sua città si facesse pure così adesso, sicché davanti a quelle vaschette incellofanate di cose fatte come paste dolci da presente ai familiari la domenica o dì di festa, da portare via così, si sentì di avere anch’ella una famiglia. Sì sentì felice. Si sentì di ricongiungersi. Sentì calore a freddo. A crudo. Fu felice di portarsi via una vaschetta tra le tante lì davanti stipate e refrigerate.
Poi successe una cosa. Si attivarono i sensori Movivedo.

[continua]

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