Paul Niente Detective – Il romanzo [34]

L’atrio era buio, e il resto dell’appartamento era tutta una penombra. Ci accomodammo in quello che doveva essere un salotto, ma sembrava più una sala d’attesa, dalla inaspettata aria domestica. Un salotto d’attesa. Qualche sedia e tre poltrone scombinate erano addossate in fila contro le pareti; al centro un tavolino basso sul quale era ancora posato il vassoio con teiera, due tazze, zuccheriera, e alcune fette di limone adagiate su un piattino, ma non era un piattino, era un vecchio portacenere in plastica, dai bordi alti, con stampato ai lati il marchio di un vermut non più in produzione da anni. Il servizio da tè era un collage di pezzi che nulla avevano a che fare gli uni con gli altri. I piattini delle tazze per esempio erano dei sottobicchieri del Pub Manilandon, a due isolati dall’Oliver.
Abituandoci al buio e guardandoci intorno, notammo che tutto quanto si trovava in quella stanza, e presumibilmente in tutta la casa, proveniva da posti e tempi diversi, scollegati tra loro. C’era una monstera accanto alla finestra senza tende e con le tapparelle quasi completamente abbassate, una pianta dalle foglie enormi aggrappate a un bastone ricoperto di muschio, la sola pianta nella sala, l’unica cosa che poteva abbinarsi a un’altra specie senza problemi di coerenza estetica. Invece era sola. Come Theo Bloomfield, che dell’estetica non si dava alcuna pena.
– Sedetevi, intanto metto via queste cose.
Uscì con il vassoio e tutto quanto e sparì nel corridoio in fondo al quale poco dopo si accese all’improvviso e per qualche secondo una luce, tipo “bengala”. L’alone di chiarore arrivò fino in sala. Vista a colori, era ancora più evidente e grottesco quell’effetto patchwork. Anche i muri erano dipinti con cromie incongruenti.
Tornò il semibuio e anche Mr. Bloomfield, portava cartelletta lisa e sdrucita come tutto quello che indossava, come la pelle sciupata del viso e delle mani, per non parlare dei suoi capelli.
– Ecco, questo sono io. Qui c’è tutto quello da sapere di me. Il resto ve lo posso solo raccontare, e voi potete solo credermi. Oppure no.

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