– Ti amo.
– Vediamo, adesso cerco anch’io di capire un attimino.
– Ti amo.
– Vediamo.

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– E queste tecnologie avanzate?
– Le diamo ai poveri.

Mentre mandavo giù un bicchiere dietro l’altro ma con stile, assaporando le grazie di Rosa, godendo delle sue gentilezze, da seduto, comodo, quieto, percettivo, Qual saliva all’agenzia, saliva in ascensore, saliva in compagnia.
– Guarda guarda chi c’è, l’agente speciale Qualunque-sia la specialità.
– Buonasera signorina, credo che dopo l’incontro di oggi non abbiamo più niente da dirci.
– No?
– A parte forse… no, niente.
– Si sta strettini in ascensore. I posti angusti mi mettono arsura. Non vuole qualcosa di fresco da bere? Esce con me?
– Mi sta invitando a uscire con lei?
– Dall’ascensore.
– Per entrare in casa sua?
– Non mi fraintenda, ho tanto ghiaccio da raffreddare un branco di stupratori. Anche se lei mi pare freddino di suo. Le offro solo un drink.
– D’accordo, ma solo per…
– Per?
– Niente, niente, mi berrò un drink con lei.
– Mi fa felice. Siamo arrivati, prego, entri, si tolga la giacca, preparo subito da bere, le piace Miles Davis?
– Lei ascolta solo Miles Davis?
– In questo periodo sì. Esco da un mese di Fausto Papetti.
– Capisco.

– “Caro universo mi stacco da te, credo che potrai fare a meno di me. Me ne vado a Volterra. Caro universo tronfio e così pieno di leggi da scoprire, sembri l’Italia. Ti credi grande ma sei piccolo piccolo. Sei una fregatura. L’eterno ciclo di nascita e morte, le ere, le galassie, le parallele, Nadia Comaneci, la guerra fredda, quella congelata, l’eterno microonde. Caro universo mi stacco da te, che ti frega, che mi frega, ho la pensione a Volterra, l’albergo Tufo. Sei una fregatura, tu e quegli altri in doppia fila accanto a te che scassano la minchia come Audi lungo il Corso. Addio. E piantala.”

– Sono un albatrosessuale.
– Cosa sei?
– Mi accoppio con le poppe delle navi.
– Cos’è che fai??
– Paio goffo quando mi accoppio ma mi devi vedere quando stacco gli assegni.