Eravamo al sicuro nel nostro ufficio, l’auto nella rimessa, le meningi si stavano scaldando il giusto, pronte per dei bei ragionamenti, o delle semplici associazioni, anche complicate, o contrapposizioni, o supposizioni, o fantasticazioni, o…
– Ok vediamo di capirci qualcosa.
– O meno di niente, Paul.
– Se proprio vogliamo essere negativi. Ma io mi darei qualche chance. Guarda cosa ho trovato nell’appartamento della vecchia afrodite.
Passai a Qual il foglio della prenotazione, una radiografia al St Hallis nel gennaio 2098. Il 6 gennaio.
– Il giorno della befana? Molto divertente.
– Già. Santo cielo, ma che cos’era quella donna? Avrà avuto ottant’anni ma la carica erotica di una giovane femmina in amore.
– E avete… c’è stato del tenero? A giudicare dalle condizioni in cui l’ho vista stamane, se mai avesse avuto del tenero s’è le giocato tutto in una notte. Come diavolo l’hanno ridotta.
– Non so cosa sia successo, sono svenuto sul letto, sarà stato il terrore delle malie di quella… o un colpo di coda dell’Oliver, o il segno del jujitsu, o tutto quel sugo, il mix di aromi, Gesù, non so che diavolo mi sia successo. Anche ora non mi sento del tutto in forma… la mia testa…
– Ci vuole un bourbon con banane frullate e mezzo dito di vodka. Se non schianti ti rimetti in un baleno.
– Non basterebbe del bicarbonato?
– Forse, ma ti perdi l’occasione per un drink di primo mattino.
– Ok, vada per il drink.

Saltammo in macchina, Qual mise in moto, un bel rombo pesante, elegante, alto, ricco di piombo e benzene, irresistibile richiamo per fisco ed ecopolizia. Risalimmo la rampa anonimi e discreti come un Luigi in fuga su carrozza reale.
– Sai, Qual, a volte quest’affare mi dà l’idea di essere eccessivo, non mi sembra che ci aiuti nel nostro lavoro.
– Ah no? Sta’ a vedere.
E schiacciò. Oh, come schiacciò. Sparati fuori dal piano garage, decollammo. Non so come, riuscì a sterzare mentre eravamo ancora sollevati dall’asfalto. La Bentley, senza neanche derapare volse in un istante ortogonale il muso a destra e le quattro ruote si aggrapparono alla strada con piglio felino. Tutto un filino eccessivo, continuavo a sostenere.
– E ora leviamoci d’attorno.
Lasciammo il palazzo dietro le nostre spalle e due belle strisce nere molto eleganti sulla strada. La cosa buona in quell’uscita di scena barocca era che la troupe televisiva si trovava sul lato opposto dell’edificio e non si accorse di noi. Mi parve di sentire le grida di battaglia, l’assalto alla notizia capitanato da Filona Waller. Che donna, che ostinazione, che tempismo. Puntualmente in anticipo, sempre, su tutti. Tutti tranne la Paul Niente Detective, naturalmente.
Attraversando quei canyon di periferia urbana Qual accese il suo calcolatore neuronale, non riuscì a farne a meno. La scuola di Tahiti doveva essere stata davvero dura. Dura ma esatta.
– Provi una profonda stima non è vero?
– Paul.
– Spara.
– Duemilanovecentoventinove.
– Euro metro quadro?
– Euro metro quadro.
– Niente virgola?
– Virgola trentatre.
– Ah, beh.

– Ma come fa Stephen King a scrivere tutto quello che scrive?
– Segue un principio, un dogma, una regola.
– Sarebbe?
– Horror et laborror.

– Io ho la bomba.
– Io non ti capisco.
– Quello che sto cercando di dirti è il balsamo, il balsamo sta diventando sempre più necessario. Mai come in questo momento. E tu mi dici che sei vegano e non capisci!
– Tu sei così ostinato.
– Ma non ti rendi conto in che tempi viviamo ormai? Se c’è stato mai un controllo prima figurati ora. Le psicopatie sono curate con un niente oggi come oggi.
– Ma tu come fai a dirlo? Come fai a saperlo? Come fai a sapere sempre tutto?
– Quando ci uccideranno. Questo non lo so.
– Io so solo che voglio diventare un avvocato. E un artificiere. E un arcangelo muto, portatore di niente. E ti porterò via di qui, ci puoi giurare.

[Liberamente tratto dal film “Daniel” di Sidney Lumet, USA 1983, a sua volta tratto da “Il libro di Daniel” scritto nel ’71 da Edgar L. Doctorow ]