Paul Niente Detective – Il romanzo [19]

– Paul
– Uhhn…
– Sono io, Paul, coraggio, tirati su.
– Dove…
– C’è un’aria di guai che neanche a Guadalcanal con Pizzul fuori campo che dice quello che dice e poi dopo noi si perde matematico. E gli affitti toccano picchi scandalosi. E le rendite di posizione si.
– Che è successo?
– Mi piacerebbe me lo raccontassi tu. Pare un party vizioso con morte sfiziosa, frutta secca e cronaca nera, lucida e roboante. Ma di sangue neanche una goccia. E questo è strano.
– Che stai dicendo? Uhhh, che male alla testa…
– C’è una vecchia rinsecchita di là e tutto sparso in giro, biancheria, pizzi, cose sexy, profumi, tanto tanto sugo e, cosa incredibile, pacchi di assorbenti.
– Ligea… Ma tu che ci fai qui?
– Non lo so, ti è partita una chiamata al nostro numero d’emergenza. Non rispondevi, non si sentiva un accidente di niente. Sicché ti ho geolocalizzato. La Bentley poi mi ha dato una mano a fare in fretta.
– Gesù. E dov’è la…
– In cucina. Fa un po’ impressione. Vieni dobbiamo andarcene, sta arrivando la Waller e i suoi, li ho visti dalla finestra. Come diavolo farà ad essere sempre così sul pezzo.
– Ok, filiamo via di qui. Fammi solo dare un’occhiata alla donna.
– Donna… Non è rimasto molto di quello che era. Sembra più una scaglia di zenzero disidratato.
– Ligea… Santo cielo, che le hanno fatto… Ma… di’, Qual, ti pare più zenzero o mango?
– Mango?
Sentimmo allora le grida di Filona Waller infrangersi contro le mura dei palazzi fuori, penetrare negli atri, negli ingressi, nelle trombe delle scale, incitava la truppa a seguirla, capitano, pistola alla mano, in testa alla sortita, finale di battaglia: odore di vittoria.
– Andiamo, Paul, ci manca solo la copertura aerea contro.
E arrivarono gli elicotteri. Uno, per la verità. La corrente improvvisa portata dalle pale e dai rotori dell’apparecchio spalancò un paio di finestre, fece sbattere qualche porta volarono delle cose. Corsi per le stanze a riprendere le mie cose, assicurandomi di non lasciare niente che potesse far risalire a me. Quando tornai in camera vidi sul letto il foglio intestato St Hallis, finito lì a causa di tutta quell’aria spostata. Me lo infilai in tasca, non prima di avere notato una strana data: 2098.
– Ma che razza di tempi si danno al St Hallis? 40 anni d’attesa per un esame?
Eravamo già in ascensore discendevamo negli abissi più profondi dell’agglomerato umano, sintesi di socialità contrappunto dell’individualità, periferia verticale…
– Piano garage. La Bentley è qui fuori. Facciamo attenzione.
– Ok. Qual… a proposito del mango.
– Sì?
– No, niente.

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