Paul Niente Detective – Il romanzo [13]

– Fammene un altro Rosa.
– Come vuoi Paul.
– Lo sai, Rosa, se la gentilezza si potesse misurare in chili, tu saresti il metro.
– Faccio finta di non capire quello che mi stai dicendo. Anzi, faccio di meglio: non lo capisco affatto.
– Dolce, giusta, tanta Rosa.
– Illuminami, ce l’hai con la mia altezza o con il mio peso?
– E se esistesse l’occhio perfetto del pittore, come per il musicista esiste l’orecchio perfetto, colui che ne fosse dotato vedrebbe il tuo rosa perfetto come io lo vedo.
– Falla finita Paul, eccoti il tuo Oliver.
– Tanta Rosa. Grazie baby. Ho avuto una certa giornata.
– Non mi dire. Anche qui se ne sono sentite delle belle. Pare abbiano fatto fuori il Mongoloide e la sua banda.
– Sul serio?
– Giù a down town.
– Maledizione.
– E a te? Che ti succede Paul?
– Hanno bruciato J.J.
– L’avvocato?
– Thomas Effe, il trafficante, l’ha scaricato davanti al giudice come uno sposo all’altare e se l’è squagliata. J.J. Palanco s’è dato pure lui, per non farsi seppellire insieme alla sua la reputazione, e noi siamo i prossimi: la Waller ci sta addosso come una ninfomane dislessica che ambigua il verbo fottere. In più c’è mezzo morto un vecchio su da noi, vengo ora dal St Hills.
– Giornata piena.
– Puoi dirlo Rosa. Credo che mi farò l’ultimo Oliver.

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