Paul Niente Detective – Il romanzo [9]

– Una bella entrata, non c’è che dire, Paul.
– Ha tutta l’aria di essere stato scaraventato da un tornado.
– mmhhhhh… hohhh.
– Dall’accento non mi pare di New Orleans.
– Nemmeno di Trieste. Vieni, Qual, tiriamolo su.
Accomodammo il tizio tutto ossa e anni su una delle due poltrone davanti alla scrivania di Qual, che andò a prendere qualcosa per rinsavirlo. Il vecchio continuava a mormorare, ma stava ritornando in sé e, deglutendo e masticando il vuoto, dalla bocca schiusa e umida gli uscì suono di senso, praticamente una frase, o una serie di frasi: – Mi chiamo Del Vecchio, mia sorella è sparita, ho perso al lotto.
Qual gli porse un bicchiere con dell’acqua fresca e gli posò uno straccio inumidito sulla fronte – Mi sembra disidratato – disse.
– È solo vecchio, non un’azalea – dissi.
– Dovete ritrovare mia sorella – riprese il vecchio.
– Perché?
– Come perché? Perché è sparita – tossì il vecchio mentre tirava fuori dal portafogli la fotografia di un’anziana che gli somigliava più di quanto ci saremmo aspettato, – Si chiama Dora, Dora Del Vecchio, vedova Joung, il marito Steve Joung ingegnere nucleare è morto quattro anni fa in un incidente automobilistico. Da allora viviamo insieme. Nessuno di noi due ha figli. E io non ho nessuna… solo… la mia sorellina…
– Gemella?
– Sì. Sento che le è successo qualcosa di orribile – Tirò fuori da una tasca dei pantaloni di fresco lana beige un fazzoletto enorme, di buon cotone, ben ripiegato e si asciugò la bocca e anche la fronte fradicia delle cure di Qual.
– Allora è vera questa storia dei gemelli – chiese Qual, chissà perché infastidito, – ciascuno prova le stesse forti emozioni che sente l’altro ovunque si trovi sulla faccia della Terra?
– Sì – si rimise in tasca il fazzoletto.
– E sottoterra?
– Qual… – sentii il dovere di intervenire – vacci piano – e, rivolto al vecchio – Non vuole raccontarci qualcosa di più? Quando l’ha vista l’ultima volta? Quando l’ha ignorata? Quando è uscita? Nemici? Amiche? Amici? Amichetti?
– C’è anche questo fatto. Mia sorella ha delle amiche.
– AHA!
– Qual, fallo parlare.
– Grazie. Due in particolare, a cui è molto legata: Arlette Day e Ivonne Esposito. Naturalmente ho provato a chiamarle per sapere se fossero insieme a Dora, o se avessero sue notizie ma niente, anche loro paiono essere sparite. Erano tutte e tre così strane negli ultimi mesi.
– Strane?
– Volubili, eccitabili e in un certo senso ringiovanite, sembravano avere gli ormoni di ragazze. Da quando sono tornate da quella vacanza, le amiche mi guardavano con… malizia, direi.
– AHA!
– Qual, per favore.
– E anche Dora era…
– Tornando un momento al marito morto…
– Sì?
– Eredità?
– Oh, tanta – lo disse percosso da un impercettibile tremore. Ma noi siamo del mestiere, e lo notammo.
– Lei ha accesso al conto di sua sorella?
– No – si riasciugò la fronte, ora fradicia di se stesso, e noi leggemmo un “purtroppo” accompagnato a quel “no” nella mente del vecchio Del Vecchio.
– E lei come è messo a quattrini? Dice che vive insieme a sua sorella ma la proprietà della casa di chi è? Chi paga le bollette? E la spesa? Chi la fa? Scommetto che sua sorella è vegetariana fondamentalista, vegana. Lei va a roast beef e filetti, mentre sua sorella sedano e lino. E chi paga? Chi paga? Il telefono a chi è intestato? Chi risponde al citofono? CHI?
– La casa… è di mia sorella abbiamo un video citofono ma… perché tutte queste domande?
– Lei sarebbe l’unico erede di sua sorella
– Sicuro ma cosa volete dire.
– D’accordo, facciamola finita. Quanto ha perso al lotto?
– Duecentomilaeuro – Lo disse senza rendersene conto e quando capì che se fossero risaliti al debito che aveva contratto con certa gente, avrebbero trovato un buon movente per sbarazzarsi della vecchia sorella e sopravvivere. Ancora qualche anno.
– Duecentomilaeuro… – Lo ripeté come scoprendo le carte, una scala mancata, un miserabile bluff, una mano sbagliata. Basta l’ultima mano per rovinarsi una vita.
E gli venne un infarto.
– È la seconda volta che ci crolla in ufficio. Questa volta non basterà un’innaffiata – dissi.
– Portiamolo al S. Hallis – fu d’accordo Qual.
– E in fretta – Lo tirammo su e ce lo trascinammo fuori, fin dentro l’ascensore.
– Paul?
– Sì.
– Unmilionequattrocentonovantottomila euro.
– Cosa.
– Il valore di casa Del Vecchio, di Dora Del Vecchio.
– Da qui?
– Con l’approssimazione di 29 euro.

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