Paul Niente Detective – Il romanzo [3]

Qual salì in ufficio con il guanto presina. A noi premeva più che altro recuperare quello che c’era dentro il guanto presina. Microfilms, che dico microfilms, una chiave USB flexil-slim da tre tera. Con files, tanti, tanti files, uno dei quali cruciale per l’indagine che avevamo in corso. E dovevamo trovarlo entro le 12.45. Che ore erano? Le 11.00, non troppo tardi, ma neanche tanto presto… Certo che Miles Davis alle 11.00… A ogni modo, quando Qual entrò, notai in lui un certo affanno o malcelato disappunto, non saprei dire, infatti gli chiesi che avesse. Mentre mi passava la chiave mi disse che la moquette è una croce per l’estimo, una gramigna, una lebbra maligna, una nebbia alla diossina, una.
– Estimo?
– È la stima del valore immobiliare, Paul. Una disciplina. Una dura disciplina. Ho avuto dei grandi maestri, su tutti Jean Alfie Corquét della scuola di Tahiti.
– Sei stato a Tahiti.
– Ventidue mesi. Corquét è il più grande. Ha stimato il valore al metro quadro, con l’approssimazione di 44 dollari, i grattacieli di Dubai prima ancora che li costruissero, prima ancora che li progettassero, prima ancora che li commissionassero, prima ancora che ne concepissero l’idea.
– D’accordo vediamo che c’è dentro questa chiavetta.
– A Tahiti ho imparato delle cose, Paul. Cose che non mi scorderò più. So stimare il valore di un superattico in Bolivia, come quello di un box doppio in Lapponia. E lo so, so quanto può danneggiare i calcoli la moquette. Lo so. Paul.
– Ne sono sicuro. Ora mettiamoci al lavoro.
– Ok.
– Ok.
Infilammo la flexil-slim e aspettammo.
Aspettammo. Niente. Aspettammo ancora un poco. Ancora niente. Doveva esserci una protezione, qualcosa che impediva al nostro sistema di vedere il piccolo hardware esterno. Provammo a muoverci, digitammo, cliccammo, digitammo, inputammo, provammo a fare un refresh.
– Troppo slim.
– Per nulla flexil.
– Sicché?
– Un altro refresh?
– Rischiamo una polmonite.
– D’accordo.
“Paul.
– Sì.
– Mancano 18 minuti alle 12.45.
– Che razza di modo è di leggere l’ora?
In quel momento, come fosse una spiegazione al mio sconcerto per Qual, per il suo modo di leggere l’ora, apparve sulla scrivania del monitor l’icona del piccolo, tignoso hardware dal nome baldanzoso: “BOSSANOVAMI”.
Sicché noi, senza perdere un attimo, lo bossanovammo. E trovammo quel file che cercavamo nel giro di poco. Forse troppo poco. Avremmo dovuto chiedercelo: “Non ti sembra sia stato fin troppo facile?” o: “Non ci abbiamo messo troppo poco?” e: “Non sarà che qualcuno ci stia pilotando?”.
Invece non arguimmo niente di tutto ciò, solo non ci sembrò vero di avere in mano una prova decisiva a favore del nostro cliente, entro lo scadere del tempo disponibile per depositarne la difesa.
– Paul, tu dici “desktop” o “scrivania”?
– Dico “maionese”. Cioè, direi “maionese”, ma ci sono convenzioni che proprio debbono essere rispettate. E così dico “scrivania”, ha un profumo migliore, e fa meno rumore di “desktop”.
Quel cliente, alla fine, venne fuori che ci aveva fregati. Aveva fregato tutti. Si prese giuoco di noi dall’inizio alla fine, usandoci come marionette del suo raccapricciante spettacolo, e anche oggi ci manda delle cartoline da una qualche isola dell’Argentina con motti e sberleffi, il che, lo confesso, ci irrita sempre ma poi – sempre –, Qual e io pensiamo che non è ancora finita e ci rilassiamo, ci prendiamo il tempo. Un bicchiere d’amaro, Amaro Rancore, il sapore del torto. E Cin.
– Cin.
“Paul.
– Sì.
– … no, …niente.

1 commento

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  1. Io prima dicevo sempre “desktop”, anche se da ragazzini alle prime armi ai tempi di Windows ’95 (ma eravamo nel ’98) ricordo che noi si usava dire “dekstop”. Non so perché, forse ci veniva più facile da pronunciare.
    Poi mi sono presa un Mac, eppure ancora non riesco a dire “scrivania”, forse perché lo tengo sulla scrivania e una scrivania sulla scrivania mi sembra un concetto troppo spinto. Oltretutto anche dire Mac mi sembra un concetto troppo spinto, tanto che lo chiamo ancora pc, pensa un po’ la routine tecnologica che vezzi ti va a creare.

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