Atteggiamenti dell’uomo pipistrello

uomo_pipistrello_1L’uomo pipistrello è principalmente uso a difendere il proprio territorio. Per quanto sia improprio definirlo territorio. Infatti l’uomo pipistrello è difensore dell’aria-spazio-etere immediatamente prossima al luogo del suo riposo. Egli, in secondo ordine, usa altresì riposare. Contrariamente a quanto è descritto da numerosi antropo-etologi l’uomo pipistrello dorme su di un fianco. Mostrando l’altro fianco. Sicché, lungo tutto il periodo del riposo, che può durare dalle sedici alle ventidue ore, dipendentemente dalla stagionalità, egli matura un senso di minaccia che lo rende apprensivo, dal risveglio per tutto il tempo che intercorre prima della nuova fase di sonno.
La prima cosa che l’u.p. fa appena desto è crepitare, un risonare per nulla ultra, dovuto alle posture atte allo sgranchimento delle membra, del torso, delle tempie e dei follicoli tiroidei. Questa attività, per quanto strettamente connessa alla sua peculiare fisiologia, non lo rende credibile. Egli, poiché, peraltro, di questo ne è perfettamente consapevole, elabora e matura il senso di minaccia al quale, completamente sveglio, reagisce infilandosi il costume di volo e scattando deciso nel’aria-spazio-etere.
Il particolare atteggiamento di Miles di Indianapolis – un esemplare introverso ma, alle strette, molto combattivo – è stato studiato per ventotto mesi consecutivi dal professor Elga Windmorse dell’università di Baltimora. Precisiamo innanzitutto, ovvero prima della esposizione seguente, che l’increscioso episodio accaduto a Miles, il quale ha dato termine agli studi della Windmorse, è da rimproverarsi unicamente alle imprevedibili correnti ascensionali di Indianapolis e non, come quasi tutta la cronaca locale prima, e internazionale poi, si è spesa con veemenza nel dichiarare cubitalmente le fatali responsabilità di una “mefistofelica” relazione tra l’esemplare oggetto di studio e la scienziata di Baltimora. Benché l’amore abbia perduto, o non sia affatto esistito, riportiamo con marcato risalto, alcune delle più significative descrizioni della Windmorse riguardo l’uomo pipistrello Miles.

“Dopo avere effettuato il primo volo, la mattina del centosessantesimo giorno, Miles posa controluce indugiando qualche attimo in più rispetto al solito. Lo fa, credo, perché si è accorto delle imposte erariali che lo stanno chiudendo in un angolo.”

“Miles è un uomo pipistrello affatto introverso. Dopo duecentoventiquattro giorni posso affermarlo definitivamente, dopo averlo visto cioè vincere una causa contro il comune di Indianapolis scagliando l’avvocato contro la parte avversaria, demolendo le pretese erariali, e spiccando da seduto un volo solo apparentemente goffo ma che ha invero del geniale.”

“Non ho mai visto una postura così integerrima nei confronti di un verde. Gli uomini pipistrello, abitualmente, di fronte a un verde, è vero, non scattano, bensì fluttuano dipendendo essi fortemente dalle correnti d’aria. Miles invece non placa la sua stasi, che mantiene tale nonostante lo sovrastare acustico dei clacson d’Illinois. A sua discrezione, solo apparentemente goffo, egli s’invola, verde o rosso o giallo che sia.”

Queste sole note del Professore danno le coordinate fondamentali per capire l’atteggiamento di Miles l’uomo pipistrello. Evidenziamo con forza, ora, che la particolarità di Miles non deve far sembrare una sminuente riduzione del carattere scientifico dello studio della Windmorse. Anzi. Perché l’atteggiamento dell’uomo pipistrello è esattamente questo: egli vive le poche ore di veglia sotto minaccia ed elabora una tecnica del tutto personale per far fronte ad essa. La bizzarria, l’ingegno, la dote d’improvvisazione sono le sue caratteristiche peculiari, che egli matura a livello subcosciente durante il lungo periodo di sonno sul fianco. Con l’altro fianco esposto. L’atteggiamento di Miles, osservato nei ventotto mesi, rappresenta ampiamente quello in generale della sua specie, quella dell’uomo pipistrello, che percepisce, vola in bilico, difende con enfasi, stacca, ripiega, riposa.

Rimane il fatto delle correnti ascensionali d’Indiana e dello scontro con un inverosimile quanto inconsapevole amore che la scienza, lo ammettiamo, non è in grado di spiegare, ma figurarsi la cronaca.

(Per approfondimenti rimandiamo alla pubblicazione integrale dello studio di Elga Windmorse su Animal Science n. 1281 di maggio 2015.)

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