Un mercoledì di coppa, all’ora del pre-partita, un uomo alto, biondo, orbo dell’occhio sinistro a causa d’un sinistro che gli costò un occhio poiché infatti egli non era assicurato; all’ora del pre-partita un uomo dallo sguardo tagliente, uno solo, un uomo coperto da un trench come fosse un’armatura di cuoio maròn, con guanti e cappello a larghe tese, tutto maròn tendente al cobalto verso pece. Un uomo fece irruzione nel residence di Piazza De Santis piano 5 stanza 541. Portava una borsa ventiquattrore. E una proposta dal tono imperativo. E un erpes.
“Foi non zi avete zi un piano per uscita di kvì. Noi ce lo ha. Un piano ti acciaio. Impossibile di distruggere, anche di zolo z-calfire. Ich posso prokkurare piano und materia di acciaio di nostri invincibili industri di acciaio indistruttibili, lucido come specchi, come occhi di puri, in-penetrapili vergini durissimi, che ti zanno mortificare con un “nein” che neanche zi traum: ti sogni. Ich vi prokura acciaio di nostri forni altissimi und zoprannaturali come titani, und in-candescenti che manko Vesuvio, che il giorno che esplode fa confortante akva di bidet per anziani infermi, nel zenzo che non muoiono quando infece defono morire da settimane ormai, mesi, anni. E NON MUOIONO. Ma per qvesti abbiamo altri progetti.
Infece Ich vi fornisce tonelaate, tonelaate, tonelaate di acciaio temprato durissimo, che vostre spade katane di piccoli nevrotici und presuntuosi samurai si sognano. Zi traum.
Kapisce? Kapisce?? Kvale opportunità? LO KAPISCE? ZI?
So.
In campio foi fate disegno. Di qvesti numeri di calcoli di fisici und matematici, economisti und cimici… chimici. Di nostri laboratori di Dortmund. Qvesti. Crede che lo kapisce qvesti numeri? Foi siete designer, nicht whar? Non è fero? Ziete i migliori e fostro imperatore fi ha cacciati.
Ma foi potete continuare a disegnare. Afete il dofere di continuare. Noi fi diamo unika possibilità di continuare, und penarelli. Foi dofete accettare fostro destino. Und nostro piano.”
La prima reazione fu quella di Toya: un’irresistibile attrazione delle sue labbra, le labbra di Toya verso quelle dell’alto, biondo, orbo uomo. Ma l’erpes le frenò. Per un momento.

Come sapevo domani
così morivo ancora
una volta e mille e mille.
Le mie madri, le mie figlie
ed io padre di me.

Sapevo di domani
e ancora una volta morivo.
Come intuivo non so dirti
eppure tre delle mille tu c’eri,
allora madre, ora figlia, ora me.

Ricorda, Isabella,
Ed io ricordo i perché.

Buon San Valentino a tutte/i con “ILYAPP – The I Love You App

Finalmente le cartoline per gli auguri d’amore firmate Stan.
“Auguri d’amore…” insomma, quello che sono.

E con “ILYAPP – The I Love You App” puoi creare anche tu la tua cartolina. Fatti contagiare, è una bella malattia.

cartolina_03

– Il cielo! Ahahhahahah. Guarda cosa ci stanno facendo. AHAHAHAHHAAH. AHHHAHAHAHA. Guarda il cielo! Ahahahahahahahah.
– Ma cos’è?
– Le scie comiche.

Di te ricordo il profumo, i tuoi capelli, boccoli di rame, il tuo seno piccolo, Monica. Chissà se ti chiamavi Monica. Avevi un reggipetto, lo portavi come una divisa, serviva per sentirti donna, appena arruolata, ma eri piccola.
Un acquario, mostri buoni, addomesticati si vedevano, io li vedevo nell’azzurro smeraldo. Il tuo viso, la tua bocca. E il profumo, oh, il profumo era di boschi freschi e radure, e fiori celati ai botanici di fama, ma quelli come me, viaggiatori distratti, viaggiatori da sempre, anche da prima, era un torrente, una cascata, un profondo lago d’altopiano, tiepido ai distratti e a volte acuti come me.
Ci abbracciavamo sul divano, ci stavamo pomeriggi che trasformavamo notti. Ti toglievi il reggipetto, le mutandine. Senza divisa eri ancora più donna, ancora più grande, ancora più bella, più dolce.
Ed io partivo. Ripartivo. I faretti accesi, le ombre tutte intorno, le pareti quasi vuote ed io già non ero lì. Eravamo belli, eravamo nudi ma io la mia divisa da viaggio non l’ho smessa mai, non sono stato mai fermo per più di un attimo, forse un attimo sì ma solo per dirmi “perché ti fermi?”
Mi piaceva l’acquario che tenevi dietro gli occhi, quelle vite poderose e buone, avrei voluto attraversare, nuotare anch’io in quei fluidi smeraldi. Invece attraversammo una strada e da allora non ricordo se ti chiamavi Monica.
Ascolto “Rocket man”, come quelle notti per gioco. Ancora viaggio, ancora sosto poco, ancora mi distraggo, ancora a volte so.