C’eravamo amati dentro l’acciaio

– C’eravamo amati dentro l’acciaio. Eravamo inossidabili. Eravamo un unico respiro. Dentro un cilindro d’acciaio. È stata la prima volta per tutti e due. Com’eravamo giovani, Toya. Quanto ci amavamo, Toya. Eravamo un unico disegno, in un unico design. Eravamo, Toya, ricordi? Nel nostro progetto, nella nostra creatura, nel nostro volume di perfezione e canone. Era un polmone d’acciaio, la nostra creatura. Una forza della natura e, contro natura, l’avevamo disegnata noi.
Abbracciati uno dentro l’altra. Dentro un polmone. Sotto una tenda. A Bormio. Ci scaldavamo. Ansimavi. Ansimavo. Le stelle sopra noi, sopra la canadese. Quanto t’ho amata Toya. Ho cambiato segno zodiacale per te, non sai quante volte. Quante volte ho fatto a pugni con Saturno. Per te. Toya. Entravo dentro te, e l’acciaio freddo intorno a noi. Tu eri il caldo, io ero il caldo. A Bormio non c’erano stagioni quando stavamo così: abbracciati, uno dentro l’altra.
Toya.

Da “Diciassette designer giapponesi” di Andrea Nani su grafiche di Beppe del Greco

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