Diciassette designer giapponesi

Dalla presentazione della rivista OBNOXIOUS di Beppe Del Greco.

“Diciassette designer giapponesi”

Testi di Andrea Nani su grafiche di Beppe del Greco.
Musiche: “Godzilla”, “Tutto il calcio minuto per minuto”, “Me, Myself and I”

Questa è la storia di eroi dimenticati. Erano diciassette: Kamekura Yusaku, Kitai Saburo, Uchishima Masaomi, Ishioka Eiko, Abe Tetsuya, Ohashi Tadashi, Odagiri Akira, Anzai Kichisaburo, Nakamura Makoto, Numata Bo. E altri che non ricordo.
Tutti dimenticati. Per forza. Con quei nomi.
Ma il problema non fu nel nome. Erano eroi. Erano amici, erano fratelli, concubini, coinquilini, soldati commilitoni.
Erano dei cazzo di designer!
Nati lo stesso giorno, la stessa ora, nella stessa casa. Allevati a grafite e cellulosa, cresciuti com-passo aureo, marcianti, fermi, decisi, segnarono la Storia.
E disegnarono tutto.
Avevano disegnato i primi pacemaker, i primissimi polmoni d’acciaio, le prime protesi d’anca. Gli auricolari.
Avevano disegnato le frequenze radio di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Ma un refuso nel design distorse e compromise per sempre il suono di Ciotti. Tuttavia fu un successo, il refuso li premiò.
Disegnarono il Lazio.

Passò la stagione dei mitra e delle boscaglie, durante la quale nondimeno accadde un fatto. Ad Abe Tetsuya nel mezzo di una corsa mozzafiato attraverso una radura (una pericolosa corsa in apnea durante la quale ebbe l’idea, vide il polmone d’acciaio, la sua linea, l’asse di rotazione generante il magnifico cilindro pompante ossigeno, e vita) ebbene, durante quella corsa fatale gli s’inceppò la sua gloriosa mitraglia, una Type 99. Sicché impietrito sotto il fuoco nemico e amico, scrisse una lunga lettera di rimostranze a Olivetti, il quale negò qualsiasi responsabilità o parentela della Type 99 con la sua Lettera 22. La cosa finì lì ma un avvocato scrupoloso si tenne, come si suol dire, un colpo in canna e scomparve. Gli ultimi che lo videro, ancora oggi giurano fosse diretto a Chieti, con calma, e solo dopo un’interminabile interecontinentale fatta proprio a Garlaschelli.

Venne la stagione delle luci strobo e della dance. I diciassette designer disegnarono il cognome “Manero”. L’acconciatura di Joan Armatrading. E quindi fu la stagione dei motocicli, tv color, lavatrici, fotoscanner, frigobar, noccioline, maionese e tapis-roulant.
Avevano disegnato la filodiffusione, in aereo, tornando da Fiuggi, atterrando su Okinawa, ebbri di miso e Pimm’s.

Ma vollero esagerare. Disegnarono assegni scoperti per un valore di 48 milioni di dollari di allora, il corrispondente valore della Scandinavia di oggi, Ikea e isole comprese.
Fu un grave errore. L’imperatore disse loro: “Reietti” e li esiliò. A Nocera. Nocera inferiore.

Fu una brutta stagione per gli eroi. Essi passarono gli ultimi giorni affacciati alla finestra del palazzo di Piazza De Santis, guardando al Vesuvio come fosse uno di casa.
Poi, in un giorno di festa, si guardarono in faccia. Riguardarono il Vesuvio. Ancora si guardarono gli uni gli altri e fu Ishioka Eiko che disse “chiamiamo un avvocato”. Ma l’unico numero che avevano era proprio quello di Garlaschelli, il quale non si fece trovare.
Guardarono il Vesuvio ancora per dei giorni e allora Uchishima Masaomi disse: “Cazzo, ma siamo o non siamo dei designer?” Tutti naturalmente annuirono, chi rumorosamente, chi no.
E Uchishima Masaomi insistette “Siamo o non siamo i più grandi designer della Storia?” E allora tutti si lanciarono sull’attenti e con fragore gridarono “Lo siamo!” Nakamura Makoto, un po’ per l’impeto, un po’ per il fatto che pesasse 40 chili e un po’ anche per il fatto che fosse vicino alla finestra, volò fuori e si fece 5 piani, il tempo di abbozzare a mente tutte l’anse del fiume Niagara di design e infine schizzare se stesso sulla Piazza De Santis.
E così i diciassette, ehm, sedici disegnarono un numero di telefono, il numero di telefono di chi li avrebbe tirati fuori da lì, colui che avrebbe dato fine al loro esilio a Nocera Inferiore, colui che avrebbe dato fine a Nocera Inferiore.
– Pronto? Avvocato! Avvvvvocato, la sento, pronto…

[continua live, in data da definire, ma presto]

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