La congiuntura

Una volta avevo un io. A Schio. Avevo anche una casa. Sempre a Schio. Avevo una moglie. Un buono stipendio. Dei coffee table book, belle teiere, bei servizi, sigari, portasigari, candelabri, portariviste, un tv color, e poi due.
Sicché le cose andarono come andarono, finché precipitarono.
Sicché l’io si fece in quattro, si difese bene ma non andò.
Mi rimase uno psichiatra. E tanta liquirizia. Tanta tanta.
E quattromila e rotte risposte, che non ho ancora finito di leggere. Sicché.
Ho la lingua nera. Naturalmente, per via della liquirizia. Oh, non ti parlo della pressione che essa esercita su di me. Ma noi “io” siamo in quattro e ci difendiamo bene. Come si dice: “ ad ogni pressione ne corrispondono almeno quattro uguali e contrarie.”
Lo psichiatra prova a mediare, a mettere un piede sulla soglia, a tenere aperta la porta, a fare corrente.
Tsk.
A Schio il mercato immobiliare si è fatto repellente. Non si vende una casa. Non si compra una casa neanche a pagarla oro. L’oro non c’è più.
Sicché finisco qui. Muoio qui. Improvviso un finale che finale non è.
Sarà anche la congiuntura. Però io adesso ti chiavo. E se non sarò io saranno gli altri tre.

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