Al mio osteopata

Come scacchi nell’androne
Gatto nero, l’altro a strisce
Immobile visione di me,

torre corrente in fuga.
Appena una torsione
e là: predatori in posta.

Aspettavano me? L’oste-
opata ha parlato chiaro
caro, “è tutto collegato,
e parte da qui” e con la mano
mi toccava dietro.

Ora l’incontro alle soglie dell’androne:
due gatti fermi immobili
più d’un condominio.

Siamo alla resa dei conti?
Guardate me? Aspettavate me?
I miei dolori lombosacrali?

Siamo collegati? Siamo tutti collegati?
E allora io vi citòfono, condòmini.
Vi citòfono tutti. E vediamo.

L’osteopata me lo diceva
“attento caro, ti farà un po’ strano,
è il trattamento, sai, è normale.”

Ed eccomi qui, con la sciatalgia, il formicolio.
Un accordo in maggiore sulla pulsantiera
Il palazzo affacciato allo scacco della torre

che sono io. Ma… Che sono queste?
Le sirene della polizia. Cielo.
Lì i gatti sempre fermi, io me ne vado via.

Torre corrente, torre rasente.
Una volta torre retta. Ora corrotta.
Ma ora rinata con l’osteopatia.

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