È molto semplice

Si va di qua. È molto semplice. C’è un pertugio, non lo vedi? Te ne dimentichi. Ma c’è. È lì. Non è per te, solo per te. È lì per chi se ne ricorda. Io stesso faccio fatica delle volte a tenerlo a mente. Tante preoccupazioni, l’Esatri, il sesso, l’osteoporosi, i denti. Gli occhi.
C’è un pertugio, vedì? Ci passan tutti prima o poi, ma tutti tendono a dimenticarsene, prima o poi. Chissà perché? Succede anche a me. A ogni modo, ora che mi viene in mente te lo dico figliuolo. Fatti fottere con eleganza. E fotti con eleganza, senza traumi per alcuno. Bada, per alcuno, per alcuna, ma se vuoi anche per alcuno. Alcuno. Compreso te, e tutti gli dei di cui hai sentito parlare. Centrifuga pure le mele che vuoi, tanto il pertugio è qui. È sempre stato qui. Si passa uno alla volta. Poi non so.
Vuoi la conoscenza? Vuoi le meches? Flamboyage? Le cose non sono tanto cambiate. In fondo non sono cambiate per niente. C’è chi dice di sì, ma quelli hanno sempre detto di sì. E di no. Non sono mai cambiati. Qui c’è il pertugio figliuolo e dopo c’è la riga in mezzo, i capelli lunghi, le spalle dorate, gli arpeggi con la dodici corde, le colazioni al sacco, gli eroi che non hanno fatto niente, gli stadi vuoti che mandan giù dei risultati come lassativi. Liberatori. Ahhh, 40 a 0, 50 a 1, 1000 a 1000. Ahhhh.
E tutti i sapientoni, quel pertugio dicono non esista, per quanto si danno l’aria di provenire proprio da lì.
Si va di qua. È molto semplice.

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