– Paul.
– Di’.
– Questa roba di chi è?
– È di Eddy.
– Eddy chi?
– Eddy Eddy.
– Eddy Eddy?
– È di Eddy Eddy.
– Ok, grazie.
– Eddyche?

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Irene, Irene, avevi una voglia di mare, qui sulla spalla. Irene, giocavi. Quanti sassi dalla spiaggia, alle onde come cagnolini, Irene, tiravi. Poi è arrivato un cielo grande che tutto rifletteva e l’aria di stagione, forse primavera, ti ha portato via per qualche tempo, solo per il tempo di dire: “arrivo subito” e Irene, Irene, eccoti qua.

Ho sorriso a un errore di ortografia, così si è corretto, e allora, tutti composti, siamo stati bene per un pomeriggio intero fino al confine con la sera, prima del buio. L’errore mi ha confidato il suo trucco, non era un errore, era un altro modo di vedere le cose, e così, nel buio, sognai apostrofi di tutti i colori.

Avevo giù una betulla, più che una betulla un ceppo, nel giardino che sembrava più un cortile. Poi è andata che son partito, ho girato, sono stato fino in Nuova Zollanda, un freddo… Son tornato, ho detto fa troppo freddo. Così arrivo, il giardino e il cortile non c’è più, la betulla era un sogno. C’è il ceppo. Eh il ceppo. Il ceppo è sempre il ceppo.

Allora, le cose stanno così: di qui c’è tutto il materiale, la cassetta, gli attrezzi, i sacchi… e l’impalcatura.
Poi, quattro metri più in là, il lago e il roseto, e la tuta che ho messo ad asciugare. Quando tutto è pronto diventa semplice. Come un funambolo atletico, plastico, fresco, magico metto tutto insieme con un oplà e si sentono molto le rose.

Quando avevo seicentoundici anni c’era qualcosa che non mi quadrava, è andata avanti per un pezzo questa storia. E com’è, come non è, alla fine ci ho capito: era una questione di portamento, così ora tengo tanto me e quaranta altre cose insieme, senza rovesciare una goccia e tutto fila liscio. Davanti a una porta bella di smalto bianco che si apre, si chiude, si schiude.

Ma quante dita avremo? In due? Quattrocento!
Ma almeno!
Suoniamo l’alba, il crepuscolo e anche la merenda.
Abbiamo il ritmo nella schiena, quando ci alziamo
si sente cric, croc, crac, ma per allora avremo steso tutti e,
per tutti, saranno effetti speciali di un sogno di jazz.

Come è andata? È andata benone.
Procuratevi una copia: http://www.antitempo.it/portfolio/paul-niente-detective-falsipiani/

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Stan l’inventore, e Caviglia il disegnatore, pronti a ritrarre, autografare e dirigersi verso la rottura di stock di Paul Niente Detective. Alla Coopertativa La Liberazione, Milano, lunedi 28 luglio

– La musicalità! la musicalità è importante.
La musicalità! È fondamentale, bisogna cercarla, trovarla, comporla, farla volare. L’aria! L’aria, la musicalità!
– Scusa mi stavo asciugando i capelli, cosa?
– Niente, niente. Hanno sterminato il coro della St. James Church.
– All’unisono?
– Era da quattro anni che se ne parlava
mi chiedo come siano riusciti a rimanere in vita fino a ieri sera
– Andavano piuttosto fuori tempo.
– Che bastardi.

Lunedi 28 luglio, tra il pubblico della Cooperativa la Liberazione – via Lomellina 14, Milano – Stan l’inventore e Caviglia il disegnatore di “Paul Niente Detective” ritraggono: avventori casuali, lettori specifici, auditori fini, bevitori forti, donne e meraviglie: Stan a galanti parole e Caviglia con segni eleganti.
Ma chi è Paul Niente? “Paul Niente Detective” è l’antimateria del noir. È depistante. È deflagrante. Ed è tutto a fumetti! La via in bianco e nero al piacere dei non sensi.
Una copia, un ritratto, un sorriso, un sacco di risate.

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