Vado un attimo aldilà.

– Piantala di essere sempre così rassicurante.
– Vuoi un cuscino? Ho chiuso in sala per via della corrente. Ti ho portato qualcosa da leggere. Ti tolgo un neo? Chiamo un oncologo?
– Ho detto piantala.
– Frutta? Ho preso delle noci. Ti faccio un uovo? Sodo.
– Non voglio che continui a rassicurarmi.
– Stai tranquilla, non attaccheranno mai. Sai quante albe ancora vedremo. Vuoi un altro cuscino?
– Piantala di rassicurarmi.
– Ti ho portato anche delle riviste. Ah, e un nuovo romanzo. Una bella storia. Molto…
– Rassicurante?
– Finisce bene, è molto bella.
– Ma io sto morendo, testa di cazzo, sto morendo, non voglio che mi rassicuri. E anche tu stai morendo, testa di cazzo. Anche tu. Solo che ci metti più di me.
– Ho chiuso anche con la chiave di sopra. Ti sistemo un po’ le coperte. Vado un attimo a vedere di là.
– Sei sempre stato lento. Uno lento.
– Di là è tutto a posto. Non vuoi più il cuscino? Te lo tolgo?
– Ma togliti tu.
– Te lo tolgo. Meglio. Meglio?
– E allora sai cosa ti dico? Vado anch’io a vedere di là. Ma non un attimo. Starò via un pezzo. Lo capisci? Per il resto della tua vita!
– Allora. Cercherò di sbrigarmi. Cara. Come meglio posso. Meglio.

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