Roby aveva un ragazzo

Roby aveva un ragazzo che suonava la chitarra. Andava a trovarlo il pomeriggio, attraversava quattro strade ed era là, al bordo del prato incassato tra file di palazzi sui tre lati, sul quarto uno sterrato in attesa dell’asfalto. Due, tre cataste di tubi snelli incatramati, posati come cannucce sul banco del bar dei giganti, anche loro in attesa, in attesa di essere seppelliti, messi in connessione.
Le estati non finivano mai ma quella in particolare era più immobile di tutte le altre. Roby aveva il suo ragazzo che suonava su di un palco scorticato. Concerti. Il teatro dei palazzi. Gli amori. I baci. Gli amici. I ghiaccioli. L’eroina.
Quando arrivò l’eroina finalmente cominciarono a seppellire i tubi. E quando finirono i tubi iniziarono a seppellire gli altri. Rimase Roby, che aveva un ragazzo. Che suonava la chitarra. E andava a trovarlo il pomeriggio.

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