– Come si fa a fare quella voce un po’ sofferta, un po’ microfono antico che si sente tanto nei dischi oggi?
– Si mettono due tranci di coniglio alla ligure ai lati del palato, tra i denti e le gote, e uno ti lima i piedi.

– “Veleno” e “Cantine” i suoi due romanzi distopici
– Sì.
– Che effetto le fa tutto questo successo?
– Devo dire ne ho una certa fobia.
– So che sta scrivendo il terzo. Anche quello distopico? Ha già un titolo?
– “Ratti”.
– Ci anticipa qualcosa?
– Parla di una comunità di intelaiatori di Como nel 1.569.002 che viene rapita, i suoi membri vengono innestati nel Delaware su tronchetti di Balyoma, una pianta che si nutre di intelaiatori e dà frutti simili al cardigan.
– Siamo sicuri di un altro suo successo. Ringraziamo Alfred Beneder di essere venuto a trovarci. Grazie Alfred
– Grazie a voi.

– Ci vogliamo bene, non è vero?
– Non è vero.
– Ma ci sorridiamo.
– È vero.
– E non ci vogliamo bene?
– No.
– Perché vuoi farmi piangere?
– Non voglio farti piangere.
– Ma non ti ricordi di Acapulco?
– A stento. A stento mi ricordo il tuo nome.
– Perché sei crudele?
– Non sono crudele. E non so quasi niente di Acapulco.
– Non ricordi? Mi dicevi della mia pelle, delle mie mani, del mio sorriso, del mio calore. E tante cose belle. Del mio corpo e della mia voce.
– Forse. Qualcosa.
– Mi dicevi delle cose belle, e mi abbracciavi e mi baciavi appena sopra le clavicole, nelle fossette che fanno con le spalle. Ci nascondevi la faccia, e mi parlavi dritto nel cuore.
– Mi ricordo delle tue fossette.
– E allora? Non è come allora? Ora?
– Non lo è. E non parlavo al tuo cuore. Parlavo a me. E mi mentivo. E cancellavo tutto.
– Ma io ti voglio bene.
– Pazienza.
– Ma perché?
– Perché è così. Perché mi vorresti bene?
– Non lo so… non lo so. Mi fai piangere. Basta. Per favore. Cosa posso fare?
– Niente. Tu mi vuoi bene e io no.
– Ma è terribile.
– E allora smettila.
– Ma non posso… non posso. Non… ci riesco. Ma perché… ci sorridiamo?
– Sono le circostanze. O solo coincidenze. Pensa a Volterra.
– Volterra? Ma che… non siamo mai stati a Volterra.
– Allora pensa a quando non siamo mai stati a Volterra. A quando non ci sorridevamo. E io non potevo mentire perché non c’ero. E tu non mi volevi bene.
– Ma ora siamo qui. Siamo qui e ti voglio bene. Ti voglio bene! Ti voglio bene!
– Ora io vado. Se vuoi puoi rimanere qui a volermi bene.
– Va… be… ne. Va be… ne. Io ti voglio bene.
– Prendo il cane.
– Sì.
– E le crocchette.
– Sì.
– Sai, i cani non sorridono mai.
– Eppure…
– Eppure.