– Che hai? Perché fissi così la mia minestra?
– Sono il guardiano del farro.

– Il pelo che avevo sullo stomaco me lo sono messo sulla lingua e parlo di toupet in casa del calvo. Senza smettere di pentirmi.
– Ma di chi sei andato? Chi ti ha curato?
– Da uno. Ma come me ne pento. Ho speso duecentottantamilaeuro per un toupet. Che non è neanche mio. È in leasing.
– E mi sembra esagerato.
– Ma infatti. Che situazione. Che situazione. Non ne esco più.
– Hai un capello sulla giacca.
– Quello è di Gloria, la mia vicina. Mi sta tutto il giorno addosso. Dice ‘sono la tua vicina’, dico ‘ma siamo vicini di garage’, dice ‘e allora cosa vuoi, che ti unga con la coppa dell’olio? Ma che situazione. Ma io non so più che cosa devo fare. Come mi pento di tutto. Come mi pento.

– Gente di Tucson, conosci Tucson?
– Conosco Verbania.
– … Capisco. In ogni modo quelli erano di Tucson.
– Il mio tappezziere, è di Verbania.
– … Già, sì.
– Vuoi un Civas Rigga?
– Un Civas… Rigga?
– Lo fanno dalle parti del lago. Tu non ci crederai ma a Como c’è una comunità di intelaiatori che del Delaware, francamente, se ne fotte.
– Volevo dirti di Tucson.
– Non importa. Ghiaccio?

– Manager che totemizzi il fallo nella tua vita di manager perché sei un manager cazzuto. Manager che abbracci sposi e ti nutri di tutto ciò che è fallico come i guerrieri cazzuti divorano il cuore del nemico ucciso. E ti fai forte. Manager. Cazzo di manager. “Fallire” non c’entra niente con il fallo. Manager. Capisci? NON C’ENTRA!