Il Vangelo di Giudo

Il maestro di Giudo si voltò, solo il volto voltò, ci mise quattordici minuti. Quando fu torto ci guardò e non volle sentire ragioni. Ci disse: “Ecco, mi vedete torto ma col cazzo che vi do ragione”. Poi annaspò, prese un cucchiaio, forse era un mestolo, lo brandì e continuò “La via è lunga. Ma può darsi invece che ne stiamo percorrendo la larghezza e allora la Grande Risata non è di fronte a noi ma al nostro fianco.” Un discepolo tra i più promettenti allora gridò: “Se guardo davanti mi ridono i reni.”
Il maestro gli posò il mestolo sulla spalla, quattro volte, quattro fortissime volte finché egli si piegò di lato come un chiodo piantato malamente. “Ecco tu non hai capito e per questo, forse, hai capito. Per la Grande Risata una spalla può non essere necessaria, la seconda invece fa male. Fa male?”
Il discepolo, si raddrizzò, raddrizzandosi sorrise, si toccò là dove il maestro lo batté e udì insieme a tutti un brontolio provenire da lontano. Improvvisamente giunse un odore di ceci e altri legumi bolliti e così qualcuno, ridendo, si inginocchiò.

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