– E se magari scrivessero, e se dicessero, e se stampassero, invece, oppure titolassero, o approfondissero, se solo dichiarassero…
– Cos’è?
– “Quarto potrebbe”.

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La mia non è una malattia ti prego non diagnosticarmi,
Guardami negli occhi, ma non fare l’oftalmico,
il medico privato. Toccami, non tastarmi,
ascoltami ma lascia lo stetoscopio sulla mensola
Non provare i miei riflessi, non giudicare il mio rossore.
Cazzo.
Io ti amo.
Non ho bisogno di una cura
Non è cosa che si cura.
Non è una patologia, caro cazzone.
E non c’è tema di contagio.
Ti amo.
Ti amo e vaffanculo.
Non capisci “tema”?
Non sei malato, amore.
Sei un guerriero, dici?
Non eri un medico?
Sei confuso.
Vuoi una paletta?
Puoi scavarti un buco nella testa
E tirare fuori le biglie che hai perso
O che ti hanno fregato
Tutte quelle che non ti hanno mai comprato.
Puoi scavare ancora
e trovare Pelè.
Che ne dici?
E ora amami.
Amami e vaffanculo. Sono le tre.

Il maestro di Giudo si voltò, solo il volto voltò, ci mise quattordici minuti. Quando fu torto ci guardò e non volle sentire ragioni. Ci disse: “Ecco, mi vedete torto ma col cazzo che vi do ragione”. Poi annaspò, prese un cucchiaio, forse era un mestolo, lo brandì e continuò “La via è lunga. Ma può darsi invece che ne stiamo percorrendo la larghezza e allora la Grande Risata non è di fronte a noi ma al nostro fianco.” Un discepolo tra i più promettenti allora gridò: “Se guardo davanti mi ridono i reni.”
Il maestro gli posò il mestolo sulla spalla, quattro volte, quattro fortissime volte finché egli si piegò di lato come un chiodo piantato malamente. “Ecco tu non hai capito e per questo, forse, hai capito. Per la Grande Risata una spalla può non essere necessaria, la seconda invece fa male. Fa male?”
Il discepolo, si raddrizzò, raddrizzandosi sorrise, si toccò là dove il maestro lo batté e udì insieme a tutti un brontolio provenire da lontano. Improvvisamente giunse un odore di ceci e altri legumi bolliti e così qualcuno, ridendo, si inginocchiò.

– Le diottrie non mi mancano, ne ho persa qualcuna ma sto bene, ho un pretesto per interessarmi di accessori alla moda, anzi, concentro tutto il riguardo che ho verso la mia persona sulle montature bicolore e bisex (ma forse mi sbaglio e si dice unisex), montature in plastiche costose, per le quali il pensiero creativo e le tecnologie evolute/mutate si sono applicati tantissimo nell’ambito del design e della chimica, non finendo mai di stupirsi e di stupire il pubblico che ora non vede più l’ora.