I gemelli Seimesi. Due bastardi sanguinari. Seminarono morte e terrore per sei mesi. Poi aprirono un’edicola in circostanze misteriose. E vi vissero per anni. Fino a ieri.
Oggi morirono di iPad.

e alla fine trovo una strada
trovo un maestro
ma proprio alla fine,
l’inizio principio,
il maestro confessa
che si ritira
che non ce la fa
che è tutto finito
ma porca puttana
alla fine son solo
all’inizio della strada
abbandonata

Torre che vesti sottana
Ti ergi sulle prime silenziosa
Nella cameretta

Al primo abbaglio azzurrino
Il rumore di show divampa
E prendi la posa ostile

Con il conto sommario delle calorie
Fantastichi un piano preciso
Stracci la veste mostri le mura

E bofonchi nell’aria
Di cose serissime
Come miti morti e viti

Un righello misura sé stesso
Una goccia di latte scade
Le voci di amici ti passano accanto

Solo un’intuizione ti salva
Per oggi ancora sei salva
Senza i tuoi dread domani affogheresti

Ascendendo le scale
Mobili eppure immobili
E tu neppure calva

– Il tuo romanticismo è un camion rovesciato sulla curva della rampa che porta in tangenziale che gira intorno al cuore. Bastavano dei fiori hai voluto strafare, mi hai portato un tronchetto secco come manico d’ombrello, mi hai dato una pacca sulla spalla io che amo i gesti posati, non amo i lussi e tu mi lussi. Bastava un sorriso e mi hai riso in faccia. Bastava una voce e mi hai urlato FIGA GNOCCA. C’era una strada dritta dritta e vai a prendere una cazzo di tangenziale.
– Perògnocca sei gnocca, figa. Cazzo.

– Limono un attimo e poi attacco a parlare a due palmi da te eretto.
Trepidi ma ho tanto tanto tanto da dire, non tanto a te, ma mi viene bene dirlo a te.
Mi sento così fluida e brillante come acqua di un torrentello, ti scorro gaia a due palmi da te eretto.
Ti amo, Ettore.
– Baciami.
– Non ho finito.

Mi proteggo con le mani cresciute nella testa
Ho puntato la sveglia nel 2050
Sono scaduti i biglietti del tram
Lo stesso che mi portava all’ateneo
Ho la maglia giusta per il nuovo torneo

Pakistani nel parco tirano a cricket
Spettatori gli alberi di Milano ed io
Ivi nati e cresciuti oramai coetanei
Nessun commento, ci guardiamo
Latini lontani provano danze e coreografie

In una vasca asciutta giocano mediorientali
A pallavolo, a pallamano a palla e basta
Palazzi gialli affacciati all’ovale del trotter
Vecchi sdentati non ancora morti
Non osano dire, né saprebbero cosa

C’è ancora della neve a mucchi nell’ombre
Così l’aria gela le ipotesi e quindi le sentenze
La storia è un incidente mortale
Bambini nuovi rinascono dal selciato
Più forti e già coetanei degli alberi e di me
Vincitori del torneo.

– Non c’è niente di bucolico. Sono tonsille estratte.
– Allora, se ci facessimo una bella corsa su di un prato?
– Hanno appena concimato.
– E allora forza, suggerisci tu.
– Gelato?
– Colite.
– Luna park?
– Vertigini.
– Lago?
– Suicidio, tentativo di.
– Allora, appendicite?
– Oh, questo sì! Appendicite! Appendicite!