Il poeta: prima vede e poi scrive? E poi? Poi si fa una doccia e canta.
Canta i suoi versi sulle arie dei Collage. Te li ricordi i Collage? Ebbene li ho fatti a pezzi, loro e le rime, le stagioni umide e non, lacrime e spalle girate, le scapole secche di Lù. Te la ricordi Lù? Compariva e spariva, sorrideva e piangeva, dietro un cancello, morta sul prato, seduta sui gradini, accanto a una finestra e non ce la dava. Sempre, poco prima, spariva. Tornava l’estate dopo riempiendo le speranze di noi che diventavamo grossi ma stentavamo a crescere. Il vento chiaro gonfiava i nostri toraci nolenti. Noi fumavamo come cretini, pasticciavamo con le mani e ci sentivamo grossi.
E il poeta ora canta. Ha visto, ha scritto e cantando s’è lavato. Ora, alle prese col phon, il vento oscuro che non porta niente, mormora: “Lù ma dove sarai? Dove siamo andati tutti?”
E salta la luce.

– Faccio prog frog dal ’73. Prog frog e frost trot. Ho cinque frighi. Due Gibson, 2 fender e uno acustico. Ho suonato nei Salmon per 18 mesi, poi ho iniziato a parlare. La prima cosa che ho detto è stata “non mi sento in spia”.
“Vuoi una frittatina? Ho le uova fresche. Sono di mia zia di Whalburg, Whalburg Callifornia. Sono durette ma sono fresche di frigo. Un Gibson, cazzo. Vuoi? No?
Senti qua: Uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuha ahm ahm ahm Uuuuuuuuuuuuuuuumma. Ma il prog frog oramai non se lo incula più nessuno.
“Formaggino?

Ti amo quasi
Quasi a sfiorare il tuo impercettibilirsi di flore
Ti amo arrenditi
Quasi a suggerire parole all’avvocato
Quasi a dirsi noi indecenti sorsi di rugiade
Dagli occhi innamorati
Perché mi lasci?
Ti amo quasissimi tra i gerani
Ancora appesi alla ringhiera
Che flosciano, seccano, cadono
E gli afidi festeggiano