Quando eravamo freaks – 34.

– E alora? Cosa ghe te vol? Fare una pisatina anca ti? O una tocatina? Oppure te vol berte un’ombrina? Ma me par che se anca troppo presto par ti.
Giannetto stava elaborando una risposta, una qualsiasi reazione, ma l’aveva presa troppo alla lontana e finì che Nicoletta uscì dal bagno lasciandosi dietro l’eco dello sciacquone, e portando in cambio un sorriso che in quel momento imbarazzò il mio amico ma che invece elettrizzò i capelli del vecchio gommoso calco di maschio.
– Grazie mille. Mi dà anche una lattina di aranciata amara da portar via? Ne ha? Qui c’è poca luce – Nicoletta disse tutto quanto in fila mostrando quanto avesse le idee chiare, le domande di scorta, le osservazioni acute e solo apparentemente distratte e fuori luogo.
– Non ghe niente da veder – rispose svelto l’uomo.
– Ma come si fa?
– Io, non ho più niente da vedere – L’uomo si scostò gli occhialoni, pesanti come un coperchio di pietra, disseppellendo due bulbi bianchi e azzurri, sgranati, orribili e così lucenti che facevano rimpiangere certe tenebre.

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