Il futuro sarà di altri ancora

I piccioni di piazza San Marco, il granoturco, il nostro amore, il nostro primo viaggio. Venezia. E poi i figli e poi i genitori e poi le camerette, le toilette. Avevamo dei vicini si parlava di moplen, di materiali nuovi, di finta pelle, di biancheria audace, di riviste, di cantanti. Il nylon, il poliestere.
Majorca è rimasta in cartolina. I prati davanti casa son diventati banche, un supermercato, case davanti. Case più case della nostra. Ci han costruito le case nel nostro futuro, Lauretta, case per altri, per il futuro di altri e quelli ora non lo sanno ma sarà di altri ancora.
Abbiamo i ricordi, vecchi film, noi, un cimitero di giorni belli, di tocchi di dio. Lauretta. I genitori non ci sono più, i figli sono via. Il cielo da tanti anni non dà tregua, le nuvole non le riconosciamo più.
Ma il futuro, vedrai, sarà di altri e altri e altri e altri e infine altri ancora e finalmente tutto nostro. Avremo due soli Lauretta, uno per uno, così non litigheremo.
Ecco, vedi? È l’alba, e ne sorgerà un’altra, oggi stesso e sarà tua. E non ci sarà più, Lauretta, amore mio, la gelosia.

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