Buona giornata! Come sta?
Voi davvero sorpresi il mio email in.?
Voi volete sapere, chi me diede il tuo e-mail e da dove io preso?
Cerco di spiegare a voi. Ho trovato una agenzia di incontri dove mi hanno
domandato degli uomini che mi attirano, poi mi hanno proposto di scrivere a
te tramite email.
Mi chiamo Elenna. Piu di ogni altra cosa, amo la sincerita, la
semplicita,riguardo,la spontaneita…
Sono una donna che non vuole la luna, solo uno che mi renda piu felice le
giornate e mi stia sempre accanto, mi capisca e mi faccia sentire sicura di
lui.
E, se siete quel ragazzo che dispone di un grande umorismo, unita e petting
e non ha paura di prendere una possibilita in grassetto in questo pazzo
mondo – se e l’uomo onesto,
l’uomo buona, l’uomo ammirevole sto cercando per – e fatemi sapere che cosa
volete realmente creare nella tua vita in modo che possa aiutare con tutti i
miei doni, allora faro tutto quanto in mio potere.
Allegato anche un paio di fotografie. Spero esserti piaciuta.
Spero di ricevere una rispondere da voi.

Sono vegano fumo Gaulois, fumo per disperazione, sono l’ultimo vegano e sono circondato da polli. Tutti i polli mi si stringono intorno e non fanno che beccare fantasmi di briciole. Fumo stretto tra loro. Fumo da vegano, un vegano disperato. Quattro uova al tegamino, per poco non ci cascavo ieri sera. Ma tengo duro, sono a un passo dalla fine, mi sto estinguendo. Cerco di farmi strada e mangio piume, le inghiotto mio malgrado e i polli beccano me. Cerco un pertugio, un pertugio industriale, una promozione, non c’è altra soluzione. Una via d’uscita, un cavalcavia, un manifesto nove per tre.
Ed eccomi fuori sulla strada, sul piazzale che pare una spiaggia, lastrico come rena. Ma che strano piazzale, cosparso di chioschi di fiori. E lumini. Sono fuori, sono fuori dirimpetto a un cimitero. Una spiaggia come quando da bambino ci andavo con mamma e papà e i miei fratelli e c’erano i colori, c’erano gli odori, c’erano tempi sicuri, quattro ore dopo pranzo per il bagno. E ora tutti dentro, io sono fuori e sono tutti dentro. Mi prendo un lumino e mi avventuro anch’io tra i trapassati, mi avventuro nel futuro sognato, il futuro di appena ieri. Sputo una piuma e mi accendo una Gaulois. Libero?

Cara Nicoletta, se tu sapessi. Vado matto per le tue tette. Nicoletta cara, ridi, sorridi, mi guardi, sgrani gli occhi verdi come bile di gallina, ti spacchi dalle risa ma se tu sapessi cosa ci farei con le tue tettone rosa. A righe blu.

Eravamo in seicento e io suonavo l’ocarina. Tu mi tenevi il bordo della giacca, stavi accanto a me per non perderti tra noi seicento e noi seicento nella folla della grande fiera. C’erano gli zampognari che venivano da quattro regioni più in là, forse li separava pure un mare. E tu speravi tanto in me e io facevo quello che potevo fingendo fosse eccezionale. Suonavo l’ocarina e noi seicento si chiedeva qualche cosa. Avanzavamo lenti tu mi tenevi stretta e io mi tenevo stretta la finzione di quel teatro, il nostro teatro.
Morimmo uno a uno nelle stagioni che seguirono, che ci inseguirono e ci portarono via.
Sei rimasta solo tu di noi seicento, la tua manina è diventata forte, tanto forte che su tutta quella fiera ha chiuso una saracinesca pesante come le nostre vite messe insieme. Sei diventata bella, sei diventata donna, sei diventata forte, sei diventata le note di quei nomadi musicisti mai più visti, forse inghiottiti dal mare.
Speravi tanto in me, ma non ti ho delusa. Io sono la tua forza – non dico la bellezza – ma le note sì, quelle note che si mescolavano in me e in me con l’ocarina e le voci dei seicento, quelle note sono anche le tue note. Piccola, grande, donna eccezionale.