C’era un campo dentro un campo

C’era un campo dentro un campo. Una grossa buca coperta d’erba e tra le bavette verdi, lunghe e flosce, chiocciole riservate, alcune più sventate, se ne stavano appiccicate, solitarie o in piccoli crocchi. Inermi e repellenti, alla mercé di tutto eppure intoccabili. Popolo incomprensibile del campo dentro il campo. Avevano un piano? Oggi più di allora sono convinto di sì. Sicuro che avevano un piano. Quello che non avevano era il tempo. Così, in un imprevisto1980, quella grossa buca si dimostrò nient’altro che l’occhiello in cui precipitò un palazzo con banche e negozi e scale avvolte nel cemento. Orribili, ritorte esterne scale a chiocciola senza prospettiva e con ben otto piani. Ma erano tutti piani di altri.

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