Sebastiano

Sebastiano reggeva il suo libro, appoggiato con eleganza al bancone della tintoria. Fuori era buio da poco, la fretta di fine giornata scuoteva i vetri dei portoni affacciati sulla strada.
Al riparo nella piccola bottega Sebastiano stava riflettendo se bere qualcosa e smacchiarsi la gola.

Improvvisamente tuonò, il fragore fece suonare le campanelle d’ingresso senza che alcuno entrasse. Le figure di passanti continuavano a scivolare mute nel grande acquario che Sebastiano immaginava fosse il mondo fuori dal suo negozio.
Decise di stapparsi un succo di limone, dissetante contro le macchie.
Sorseggiando, solo, col pensiero volto all’opera di Joyce si ricordò il suo secondo nome: Giacinto. In tutti quegli anni non l’aveva mai usato, sapeva ancora di nuovo.

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