– È uno spy porn con James Bondage.
– Aha.

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Puliti, gentili, isolati, assolati, puliti. Intorno a loro, intorno a noi particelle frizzanti fanno reazione col sapone. In un cielo alto poco più di venti metri, una teca molto trasparente, siamo fermi e dilatiamo. Siamo un frammento di perfezione con qualche piccola impurità ma non vi badiamo. L’aria è frizzante. Le particelle sono frizzanti e fanno reazione col sapone. Quante bolle, siamo. Quante bolle, quante bolle.
E quante bugie.

– Sta diventando tutto così verosimile, Leon.
– Gia, mio Pier. Ma beviamoci ora una fresca birra.
– Perché no? In fondo, a Cuzco siamo gli unici due boeri.
– Li vedi quanti Jet? Volano a tutto spiano.
– Incrociano il cielo, Leon.
– Tessono trame, mio amico Pier.
– È verosimile che ci riguardino.
– Tutto sta diventando così verosimile.
– Cuzco è preda dei cuneesi.
– E noi siamo gli ultimi boeri.
– Finiamoci la birra, Leon e carichiamo le pistole.
– Lo sai, mio amico Pier? Il fango di Cuzco mi ricorda tanto…
– L’hai notato anche tu?
– Gianduia.
– È cosi tutto tremendamente verosimile, Leon.

– Cosa stai scrivendo?
– “La precarietà del guru.”
– Forte, com’è?
– Parla di uno, un guru, con la paura che dall’oggi al domani non se lo inculi più nessuno. Così, senza motivo tutti spariscono. Oggi la folla domani niente. I debiti.
Lui fa il guru, continua a farlo, ma è terrorizato e infatti a poco a poco perde tutti. E tutto. Gli rimane una pallotta di plastilina. Allora lui modella una pistola, se la punta contro e dopo un po’ di drammatico silenzio inizia a riderle in faccia. Scoppia a ridere così forte e così a lungo che la canna della pistola piano piano si affloscia. E lui alla fine non ride più. Sorride.