– Alla fine, dopo tutta quella discussione, se avere figli o non avere figli, dopo tutto quel tira e molla
– Alla fine?
– Sono venuto in culo a Patty.

Non tema ingegner Mannella, non vi è alcun rischio che io prenda il suo posto, che le faccia le scarpe, come si dice. Io sono una donna. Io ho un utero cavernoso, dal quale possono uscire e nel
quale possono entrare solo imbecilli. O teste di cazzo. La stessa cosa che è successa a tua madre, Mannella.

– Ti amo per le tue fossette, Arianna. Ti amo per il tuo essere profonda, ti amo per i tuoi occhi neri, quasi blu; per le tue continue sorprese, Arianna. Arianna, cosa tieni nelle tasche?
– Calamaroni giganti.

– Buongiorno, sono Super Puttanaeva.
– Si accomodi.
– Grazie.
– Mi dica.
– Ecco, si tratta… Ho molti rimpianti. Vede, in tutta la mia vita, almeno da quando ho scoperto i miei poteri, non sono mai riuscita a… C’è sempre mancato un soffio perché salvassi… quelle…
– Vittime?
– Proprio così, non ne ho salvata una.
– Puttanaeva.
– Già.

Professor Tony, lo sa lei quanto mi imbarazzi telefonarle in studio? La sua segretaria risponde con malizia, trattiene le risatine. A ogni modo, vede, la chiamo per quella cosa, si ricorda? È passata ormai una settimana e ancora non, insomma non sono sicura. Ci possiamo vedere nella solita pasticceria? Questo pomeriggio magari, verso le cinque. O anche più tardi se crede. Preferirei non salire in studio da lei, a meno che la signorina non se ne sia andata. Proprio non mi va come mi guarda, il suo sorriso. D’altra parte, professor Tony, le porterei i bignè, quelli che lei adora, professore.
Non ho smesso di pensarla per tutta la settimana, come mangiava i bignè alla panna. E quella cosa. Che non finisce di convincermi. Così se possiamo vederci mi può spiegare meglio quelle mutandine ortopediche e tutto il resto che mi ha prescritto. Mi sta tutto così stretto. Mi fa anche un po’ male. Soprattutto i seni. E anche lì, mi capisce, professore?