– Sono un tipo speciale, amo le nanotecnologie. Sono un pervertito, se preferite ma vado pazzo per le nanotecnologie. Ci faccio delle cose che non avete idea. Mi faccio guardare dall’alto in basso, al buio, con gli infrarossi. Me ne sto carponi e loro mi fissano. Nanotecnologie, vi adoro sporcaccione.

– Glenn, stavo pensando alla scena nell’antro di Gova, per quella lunga panoramica, diciotto minuti di panoramica nell’antro di Gova, ecco, pensavo piu’ a un metronomo in bachelite e a una fila di cab fermi in Bond Street col motore a bassi giri, e un lambire di nebbia i lampioni di Bond Street, un leggero lambire, come l’alito di una ballerina moscovita. E tuttavia non so, non so come tenere insieme tutto.
– Oboi?
– Oh, boy! Ma certo, gli oboi.
– Li abbiamo usati anche per i sotterranei di Knor, quattordici puntate di fila, tutte nei sotterranei di Knor, ricordi?
– Ma sicuro, ma sicuro, gli oboi. Oh boy. Gli oboi!

Sono un uomo discreto. Sono molto discreto. Sono cosi’ discreto che mia moglie, dopo otto anni, mi ha dato per disperso e si e’ rifatta una vita. Ha sposato un texano, ha quattro figli, una cuoca cingalese, due labrador beige e una tata di Vancuver. E io vivo in mezzo a loro. Con discrezione.

– Ehi Glenn, senti un po’ qua.
– Mmh.
– Dice niente?
– Martore.
– Martore, ma certo. Nient’altro?
– Martore e livore, a poche ora dall’alba, sulle sabbie dell’Adriatico. Controvento.
– Cosa puo’ fare un’ocarina insieme alla raccolta dei rifiuti e l’eco acuto, intemittente, sentito e risentito delle martore, strozzato dalle false correnti del mare di Adriano
– Ok, dove va questa traccia?
– Serve a introdurre il Morkov. Il brief dice:
“Il Morkov, sdrucito, coperto di pelli di bestie di bosco e strappate dalle schiene di uomini di mare risaliva il maleodorante torrente, denso, ribollente di carogne putrescenti, che dalle mura di Kar colava come lacrima di meretrice”
E specifica:
“Una puttana uccisa dalle menzogne, dal trucco, dalle piaghe infette dei ricordi affioranti nella mente come pus, fino a farla impazzire.
Il Morkov muoveva i passi scalciando la corrente di quella bava fetida.”
Glenn, intanto te lo dico. Sto per passare alle Adidas.
– Oh, non lo farai.
– Oh, lo faro’.
– Un uomo con le Puma, se abbandona le Puma e’ un uomo morto.

– Glenn, tutta questa storia, tu che ne pensi? Voglio dire, perche’ questa fissazione con i suoni di mezzo? Questi mezzi toni che vuole la produzione.
– Beh, non lo so con certezza ma ho una mia teoria e ha a che vedere con le mie sorelle di Orlando. Le mie sorelle, da Orlando, non fanno che gridare. Mi chiamano e gridano, riattaccano e gridano, fanno per richiamare, indugiano e mentre indugiano gridano. Allora io dico, vuoi gridare una verita’? Vuoi gridare una menzogna?
il fatto e’ che se dici la stessa cosa abbassando i toni, allora deve essere una mezza verita’ o una mezza menzogna. O tutte e due le cose insieme. È questo il punto, dimezzando i toni puoi dire quello che ti pare senza sgolarti ed ecco qua: tanto vero quanto falso, o pura fantasia.
– La miscela perfetta per quanto riguarda questo lavoro.
– Gia’, non devono essere cosi’ stupidi su alla produzione.
– Ok, calibriamo questi toni. E di’, Glenn, le tue sorelle a Orlando, come se la passano?
– BENE! STANNO BENE! PROVA! UNO-DUE-TRE-SEI! BENE!
fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiignfiiiiiiiiiiiiiiii
– STANNO-BENE!

A Sanvensàn si sta molto in silenzio, oppure si sussurrano dialetti misteriosi, francofoni, egèi, o sabaudismi molto avari di fonemi. Vanno tanto le spille tra le donne quasi tutte sopra i cinquant’anni. Queste signore si tengono bene, la cipria fa loro bene, si usa ancora qui, nelle sere di Sanvensàn.
C’è tanto profumo nei corridoi, negli stanzoni, financo nei gabinetti. Ma soprattutto nei disimpegni, nei raccordi tra le sale e le lunghe passatoie dispiegate in lungo e in largo per i condotti eleganti e luminosi, affiancati da specchi talvolta striati, spesso opachi, a tratti ondulati. A Sanvensàn non ci si specchia, è Sanvensàn che ti guarda. Ed è tutto rosa, ocra e verde. È un grande, acceso, tintinnante sogno di lastrico.