Il Vangelo di Giudo

Si camminava sfilacciati sotto il sole di una stagione ostile. Il riverbero dell’umidità saliva dall’asfalto e ci appannava la strada, le menti, le forze. Procedevamo lungo la grande lingua grigia e bollente, affondando appena sulla superficie rugosa ma gommosa. Il Maestro di Giudo non era in testa alla colonna perché in effetti, giacché sfilacciata, la formazione non aveva l’aspetto di una colonna ma cangiava piuttosto a “W” o a “Nido di Poiana” o a “Muschio” o a “126” o a “Polvere di marmo” o a “Duck’n roll” che era una variante postmoderna del Galop. Su quella lingua grigia e bollente il Maestro, ovunque egli fosse, disse: “L’ammazzeremmo bene con la salsa verde”. Ma lo disse tra sé e sé ed io gli scorsi un sorriso. Ovunque egli fosse.

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