A Isernia non mi rialzai più. Misi un disco e rimasi così.

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Nel solstizio d’estate, questo si diceva essere quel giorno nonostante la neve ai fianchi del sentiero, giungemmo in fondo a un canalone tra rovi, felci, merde e Curaçao. Il bene e il male dovevano essersi appena scontrati. C’era un pollo dall’aria disfatta che colava rimmel, si fece largo tra di noi, spennato, zoppo, non provò nemmeno a giustificarsi, non aveva paura, l’aveva finita prima che arrivassimo noialtri che, per quanto spaventosi potessimo sembrare ci passò in mezzo. Mentre lo lasciavamo sfilare gli ultimi notarono qualcosa nella sua espressione che si avvicinava ad assomigliare a un sorriso.
Il maestro di Giudo fu l’ultimo a vederlo, il pollo sbattè contro i parastinchi del maestro alzò la testa grinzuta lo fissò, attese, infine scoppiò in una risata deflagrante che riecheggiò amplificata per tutto il canalone.
Cadde una pigna.
E poi un’Alfasud.
Il pollo stava sempre lì, immobile, ai piedi del maestro. Troppo immobile. Così secco cadde anche lui. Il maestro disse: “Questa che avete sentito era una risata ma non era LA risata.
Non vi confondete e trovate uno spiedo.”
Mentre cercavo qualcosa, in quel solstizio d’estate, non riuscii a far altro che sogghignare, tra neve, rovi, felci, merde e Curaçao.

Giochi ancora qualche volta con il tuo sgorbio
Lo chiamavi così, l’avevi battezzato il giorno in cui
Lo scartasti per primo dalla montagna di pacchi blu
Un peluche maròn con gli occhi nocciola
La salopette in jeans e gli scarponi
Gli occhiali a specchio che si inforcavano
Oppure no
Giochi con il tuo peluche e lo tiri contro il muro
Non si rompe più, ormai quello che è resistito
Non si rompe più
Gli occhiali sono spariti già da un pezzo
La salopette azzurra è lisa
Il maròn non convince più nessuno
Ma tu non pensi a quel ch’è diventato
A quello ch’era stato
Tiri il tuo sgorbio contro il muro
Ancora una volta passi il tempo
E non t’importa
Di quello che c’è dentro. Non ci pensi
Cosa vuoi che siano quindici anni
Cosa vuoi che siano quarant’anni
Cosa vuoi che sia il secolo scorso
Un millennio fa
E dopodomani.